Le parole trasformano il modo di pensare e il modo di pensare trasforma le parole.
anna ombra
La comunicazione, anche nella sua radice etimologica, significa un’azione che unisce, che mette appunto in unione. In realtà sono molto frequenti le situazioni in cui la comunicazione (soprattutto quella verbale) diventa frattura del contatto, allontanamento, conflitto, terreno di facili delusioni e incomprensioni. All’interno delle famiglie e nel rapporto coi figli paradossalmente ciò è ancora più forte e presente, riusciamo a parlare con estremo rispetto a sconosciuti o conoscenti di circostanza, spesso anche in situazioni di conflitto, mentre sempre più frequentemente il linguaggio in famiglia, soprattutto coi figli è intriso di rabbia, di urla, di giudizi, di imposizioni, paradossale tutto ciò se pensiamo che i figli sono i semi del futuro, sono meno “attrezzati” e più vulnerabili del collega di lavoro.
La risposta è semplice, ciò avviene perché coi figli si muovono le nostre emozioni più profonde, la nostra vera essenza emerge a discapito della maschera che magari ci siamo attentamente costruiti nelle relazioni sociali, lì, coi figli finiamo per essere inesorabilmente nudi.
Ecco perché nel mio lavoro coi genitori metto l’accento non tanto su regole e condotte da seguire, non tanto su quale sia la pedagogia più idonea da applicare, bensì su cosa sentono, su come stanno, quali i loro desideri e le loro frustrazioni, cosa chiedono a se stessi prima ancora di ciò che chiedono ai figli. Solo dopo essersi diretti verso l’ascolto interiore, e aver reso libero l’animale in gabbia che spesso ci abita, possiamo comunicare efficacemente con loro e anche riuscire a trasmettere loro regole, abitudini, condotte condivise.
So bene che molti possono sentire particolarmente “oneroso” questo tipo di lavoro interiore e vedere i risultati così sul lungo termine da sentirsi scoraggiati.
Vorrei qui poter offrire non soluzioni, né facili rimedi da manuale, ma chiavi che possono aprire nuove porte di comunicazione e dialogo.
Ovviamente tutto dipende dall’età dei nostri figli. La comunicazione con loro inizia da quando sono in pancia, trova uno dei suoi apici più significativi al momento del parto, quando madre e bambino si sincronizzano affinchè la nascita avvenga, e passa, anche dopo la nascita, da un canale sostanzialmente corporeo, fatto di contatto prolungato, accesso al seno come fonte di nutrimento e di conforto e altri aspetti che riguardano l’accudimento. Qualora nella nostra storia ci siano stati degli “strappi” in questa fase, qualcosa che non è andato, già dobbiamo prendere in considerazione di dover lavorare più intensamente sulla comunicazione poichè le fratture nella fase corporea hanno spesso conseguenze a lungo termine non sempre visibili nell’immediato. Con un preadolescente o un adolescente le esigenze e le modalità variano ma anche qui è importante lasciare sempre un orecchio teso verso la storia pregressa che ha caratterizzato la nostra relazione con lui/lei.
In realtà tutto parte da una pratica molto semplice da affinare nel tempo ed è quella di chiedersi, prima di rivolgersi a un figlio “cosa sento, cosa desidero dalla comunicazione con lui”.
Se ad esempio a questa domanda sentiamo che la risposta è che ci sentiamo molto arrabbiati e che vorremmo (tipico esempio) che lui metta in ordine la sua stanza o le scarpe che lascia a giro piuttosto che iniziare a urlargli dietro “allora quante volte ti devo dire di mettere a posto!!!” ecc….potremo intanto partire dal comunicargli subito come ci sentiamo ovvero arrabbiati, frustrati ecc.. e poi proporre quello che noi cerchiamo e non ciò che lui deve fare ovvero possiamo dire “a me non piace la stanza così in disordine vorrei tanto che tu la mettessi a posto” che è diverso dal dire “metti a posto la stanza”. Con ciò so bene che non si ottengono risultati immediati, ma assicuro che se prendiamo l’abitudine di verbalizzare come ci sentiamo piuttosto che agirlo attraverso le urla piano piano cambia totalmente l’atmosfera comunicativa. Lo stesso vale anche per quelle situazioni più complesse dove magari un figlio ci richiede un’autonomia maggiore di quella che riteniamo giusto dargli, ad esempio andare da solo ad una festa, frequentare certi luoghi ecc…in questi casi può essere utile comunque comunicare che noi non ci sentiamo sicuri che lui faccia questa o quella cosa anziché dirgli che è troppo piccolo, che è pericoloso e altri commenti che potrebbero mettere in discussione totalmente il suo punto di vista, significando così che lui non è in grado di fare valutazioni.
Per quanto le circostanze siano completamente diverse lo stesso vale anche coi bambini piccoli, anche loro hanno un punto di vista verso le cose e le situazioni ed è importante che noi rimandiamo loro un’immagine di ascolto, fiducia e rispetto di ciò che sentono.
Tra gli interventi più frequenti e a mio avviso inopportuni degli adulti nei confronti dei bambini piccoli, ci sono quelli che riguardano la valutazione del pericolo, un bambino tra il primo e il terzo anno di vita si sente dire un’infinità di volte “non correre, cadi”, “quello è pericoloso”, “lui va guardato a vista perché si lancia senza pensarci” ecc….
Coi miei figli ho imparato ad intervenire il meno possibile nella loro libertà di muoversi da piccoli e così ho visto che sono divenuti molto saggi nel discernere i pericoli, ad un anno già scendevano e salivano le scale da soli, a due anni già sapevano usare il coltello (ovviamente non per tagliare cose complesse). Sicuramente ciò è dovuto anche al fatto che essendo portati nella fascia per la quasi totalità del tempo il primo anno di vita, hanno avuto modo di vivere e esperire direttamente una serie di azioni e di movimenti (che hanno letteralmente fatto in sincronia con me) che hanno sviluppato una competenza e una capacità di orientamento nello spazio che spesso mancano al bambino che sta in passeggino o appoggiato in terra.
Una cosa su cui ho più difficoltà sono le altezze, vedere un bambino che si arrampica mi fa talvolta un po’ paura, per cui ad esempio in queste circostanze ho imparato a dir loro “scusa ho paura che tu sali lì ti chiedo di scendere” piuttosto che dirgli “è pericoloso, scendi sennò cadi” ecc…. ossia non metto in discussione mai la loro competenza o la possibilità che riescano in qualcosa su cui io ancora li trovo impreparati, ma affermo piuttosto di essere io ad aver paura e non voler quindi che facciano una certa cosa.
Insomma ad ognuno le proprie responsabilità e il proprio sentire.
Un altro aspetto importante da considerare è che noi siamo molto direttivi nella comunicazione coi figli, ovvero all’improvviso e del tutto arbitrariamente ci arruoliamo il diritto di intraprendere una conversazione con loro, o ancor peggio di urlargli addosso ciò che pensiamo. Anche qualora i toni fossero pacati noi abbiamo il dovere di chiedere all’altro (in questo caso nostro figlio) se è disponibile a parlare con noi o eventualmente quando gli può andar bene fermarsi per ascoltarci. Chiedere la disponibilità all’ascolto e alla comunicazione è un gesto semplice di rispetto dell’altro come persona che ha i propri tempi, i propri desideri e che non può mettere del tutto arbitrariamente il tempo a nostra disposizione. Per cui in maniera molto semplice chiediamo e concordiamo coi nostri figli un momento per parlare che vada bene a noi e a loro. Noi spesso dimentichiamo di rispettare i nostri figli come persone e poi pretendiamo da loro di essere rispettati nella nostra autorevolezza genitoriale, ma così non va, è solo offrendo loro il massimo rispetto che possiamo insegnarli a rispettarci.
Nonostante il mio lavoro e il mio percorso personale cado ancora molto spesso nella prevaricazione e nell’imposizione del mio punto di vista, perché ciò deriva da un clima culturale in cui siamo nati e cresciuti, ma esserne consapevoli ci permette non tanto di non sbagliare quanto di sentire e riconoscere di fronte ai nostri figli che sbagliamo.
Uno strumento importante che usiamo da anni nella nostra famiglia è il cerchio. Ossia concordiamo un momento per un confronto e una condivisione e ci mettiamo in cerchio per parlarne. Il cerchio prevede un rituale ben preciso e il rispetto di specifiche regole, fatto ciò è uno strumento che offre una profonda libertà di espressione a tutti i membri della famiglia, di ma di questo vi racconterò approfonditamente più avanti.
Visto che la lettura è una delle mie passioni e anche uno dei miei strumenti di crescita, vi consiglio dei testi per approfondire la comunicazione coi figli:

“Le sorprendenti funzioni della rabbia” di Marshall B. Rosenberg
“Crescere i bambini con la comunicazione non violenta” di Marshall B. Rosenberg

2 thoughts on “Ascoltare e farsi ascoltare: la comunicazione coi figli

  1. Caterina scrive:

    Ornella ancora una volta ti devo ringraziare. Sento di condividere moltissimo quello che scrivi, e soprattutto la parte che riguarda i tempi e la disponibilità all’ascolto è molto importante che io me la ricordi spesso e spesso.
    La salute si costruisce anche prendendosi cura dell’anima, la nostra e quella di chi vive con noi.
    Proprio vero :)

  2. silvia scrive:

    ciao cara Ornella..sono Silvia..la mamma di Sirio! ci siamo conosciute, anche se solo attraverso qualche sorriso, all’incontro con Odent, Scropetta e Lammers!!
    ..che giorni meravigliosi!!
    riguardo a ciò che hai scritto sono pienamente d’accordo e lo riscontro ogni giorno sulla mia piccola stella e sui commenti delle persone. Spesso accade che chi lo conosce si stupisce di come sia già così indipendente (oggi compie un anno!!auguriii..) eppure per me è semplicemente un bimbo che viene ascoltato e lasciato in pace nelle scelte e nella sperimentazione giornaliera! Inoltre mi accorgo di come ognuno proietti in lui le proprie paure e quando lo faccio notare all’interessato noto un certo imbarazzo e una nuova improvvisa consapevolezza..che buffi che siamo noi adulti…
    Comunque rimango sempre dell’idea che sono LORO..i BAMBINI…i nostri veri maestri e solo grazie a loro riusciremo a stargli accanto con rispetto e presenza e forse potremmo anche curare le nostre ferite..
    ti abbraccio e ti ringrazio per questo sacro spazio…
    a presto…la famiglia stellare

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>