Ultimamente nel vivace dibattito nell’ambito della maternità, mi capita sempre più spesso di sentire citare studi, dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e altre fonti per difendere e attaccare posizioni di vario genere sulla nascita, l’allattamento, la cura dei figli, e molto spesso tutto ciò viene fatto a sproposito. Più volte mi sono espressa a riguardo di questa “pratica” che trovo più dannosa che proficua, notando che sono davvero numerose le madri che si sentono giudicate nei vari dibattiti sull’argomento, e una madre che si sente attaccata è una madre che rischia di chiudersi e perdere sempre di più la sua competenza a fare e a essere e ciò ricade direttamente sul suo stato di benessere e sulla salute del figlio e quindi di tutta la società.
Al contempo non nego che siamo in una situazione di grande disinformazione e di grande urgenza visto che la maggior parte delle donne vive il parto e i giorni successivi con grande sofferenze sia fisiche che emotive, e di totale delega al mondo medico di ciò che è giusto o no fare sulla salute propria e di quella dei figli, per cui diventa importante anche che circolino informazioni in grado di fare chiarezza e stimolare consapevolezza nelle scelte.
Vediamo se in questo spazio riesco a fornire strumenti e riflessioni che ci permettano di avvicinarci e di avvicinare le madri a evidenze scientifiche utili, senza averne conseguenze dannose, ciò vale soprattutto per tutte quelle persone che gravitano intorno alle coppie come doule, consulenti, ma anche medici, amici ecc…
1) Dovremmo partire dal presupposto che non si deve convincere nessuno a fare diversamente da come sta facendo, anche quando ciò si allontana molto da ciò che genera salute o è addirittura potenzialmente dannoso. Per cui la prima cosa da fare è ascoltare, la seconda ascoltare, e la terza ascoltare. Dopo queste tre cose possiamo timidamente iniziare a chiedere alla persona interessata come sta, come si sente, e magari perché sente di fare quelle scelte.
2) La vera informazione, ossia quella efficace che sicuramente non ha effetti nocebo, non è quella che avviene in gravidanza, né durante il puerperio ma quella che possiamo trasmettere negli anni della formazione, ad esempio nei licei e nei luoghi dove girano i giovani, e ancor prima nei bambini. Io credo che ad esempio le doule e le consulenti dovrebbero iniziare da lì. Con la nostra associazione L’Albero che cammina, abbiamo iniziato proprio dalle scuole siamo andati lì a parlare di gravidanza, di parto, di salute primale. Al liceo pedagogico molte giovani donne si sono emozionate a sentir parlare di questi argomenti e per la prima volta hanno avuto idea di cosa fosse allattare, accudire ecc.. Le donne incinta come ricorda Michel Odent, dovrebbero solo pensare a cantare, a passeggiare a piedi nudi sulla spiaggia, a essere felici. L’informazione in gravidanza può addirittura dimostrarsi dannosa se ad esempio parlando di dati, di numeri, di conseguenze negative sui neonati derivate da nascite medicalizzate o allattamenti non riusciti, si suscita ansie paure e angosce nelle future madri. Ci dovremo piuttosto limitare a rispondere alle curiosità che ci vengono poste, quando e se ci vengono poste. Se una madre non chiede niente è perché probabilmente non vuole o non è pronta a sentirsi dire niente e noi dobbiamo accettare che ognuno abbia i propri tempi e la propria vita che può essere molto diversa dalla nostra.
3) Quando presentiamo dei dati dobbiamo sempre farlo in maniera positiva, ovvero intanto ponendo l’accento sul fatto che quei dati si basano su una larga popolazione, che non considera il singolo caso, la particolarità di ogni vita e situazione e ad esempio nel caso dell’allattamento possiamo sempre dire ad una madre che non è riuscita ad allattare che una persona può anche essere in perfetta salute da adulto pur non essendo stato allattato al seno. Ovviamente è sempre importante non sottovalutare o minimizzare le esperienze che non sono andate come dovevano perché comunque esse costituiscono delle ferite che ci portiamo dentro e che si portano dentro i nostri figli e che agiscono spesso in sordina dentro di noi, ma possiamo incoraggiare una madre a prendere consapevolezza di ciò proprio per fornire al meglio il suo “soccorso”.
4) Ora arriviamo alla serietà delle fonti e agli studi da considerare affidabili. Innanzitutto uno studio valido dovrebbe essere randomizzato, su grandi numeri, col campione di controllo e prevedere nel caso di farmaci, terapie ecc.. anche l’effetto placebo. Un altro aspetto importante è che gli studi più seri sono quelli longitudinali che cercano di valutare gli effetti a lungo termine e soprattutto una molteplicità di effetti. Purtroppo ad oggi per considerare valida e non dannosa una terapia essa viene sperimentata per solo due anni, per cui diciamo che siamo tutti ad alto rischio che vi siano conseguenze a lungo termine non considerate, come è avvenuto ad esempio negli anni 70-80 con la somministrazione di antibiotici ai bambini, addirittura effettuata in via preventiva, e solo oggi abbiamo capito i disastri di questa pratica. La questione è complessa diciamo che si diventa esperti a capire la serietà di uno studio man mano che facciamo esperienza di ricerca e osservazione. Dobbiamo anche capire che esiste una letteratura come l’ha definita Michel Odent a Cul-de-sac ossia una letteratura che ripete sempre gli stessi studi sugli stessi argomenti, cercando magari di confermare o sconfermare punti fermi, mentre certi argomenti o certi settori non solo non vengono studiati ma i loro studi non vengono divulgati nè pubblicizzati.
5) L’Organizzazione Mondiale della Sanità è un valido strumento per cercare informazioni riguardanti la salute generale, mentre per quando riguarda le malattie e le questioni specifiche rischiamo che gli studi non siano aggiornati alle evidenze scientifiche, quindi meglio appoggiarsi ad altro.
6) Quando decidiamo di cercare e affidarci a delle fonti per capire meglio questioni di salute o di malattia è sconsigliato digitare su google la parola che cerchiamo poiché non abbiamo nessuna garanzia su ciò che troveremo. Piuttosto è necessario rifarsi a dei motori di ricerca specifici che raccolgono tutta la letteratura medica esistente. Il principale e più accreditato motore di ricerca in ambito medico è PUBMED è sufficiente digitare su google questo nome per accedere al sito che raccoglie tutta le letteratura medica, oppure andare direttamente al sito www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed dopodichè possiamo digitare la parola o le parole chiave su cui vogliamo indagare, ovviamente è necessario usare l’inglese (ad es. se cerchiamo studi che mettano in relazione la nascita e l’allattamento sarà sufficiente digitare “birth” e “breastfeeding” per raggiungere tutta la letteratura esistente sull’argomento).
7) Nell’ambito della gravidanza, della nascita e in generale della salute primale esiste una banca dati eccellente che raccoglie tutti gli studi su questa fase della vita e la relazione che essa ha con tutta la salute successiva (ad esempio se noi cerchiamo la parola asma, in inglese “asthma” troviamo tutti gli studi che mettono in relazione quello che accade in questo periodo, gravidanza, nascita e primo anno con l’insorgenza dell’asma), tale banca dati la troviamo sul sito WWW.PRIMALHEALTHRESEARCH.COM ed è una banca data ideata da Michel Odent, che appunto studia questa critica fase della vita per la salute pubblica e di tutto il genere umano.
8) Quando volgiamo davvero raccogliere tutto su un argomento per poter anche mettere a confronto tra loro i vari articoli dobbiamo far riferimento alle REVIEW, queste non solo altro che articoli che analizzano tutti gli articoli pubblicati su un determinato argomento per capire quale sia lo stato dell’arte e in che direzione sta andando la ricerca, sono pertanto articoli molto importanti perché in un solo articolo analizzano, studiano e mettono a confronto tutte le pubblicazioni esisitenti. Possiamo così andare al sito WWW.COCHRANE.ORG andare nella sezione REVIEW e poi semplicemente digitare la parola chiave che cerchiamo (ad esempio se adesso mettiamo “home birth” ovvero parto in casa vediamo che tutta la letteratura scientifica internazionale medica ufficiale (e quindi non il frikkettone di turno) dichiara che per gravidanze fisiologiche il parto in casa è più sicuro di quello in ospedale, intendo per sicuro con maggiori esiti positivi). Se ci forniamo di tale letteratura e ci presentiamo dal nostro ginecologo ad esempio difficilmente potrà contraddirci poiché andrebbe contro all’evidenza medica, può piuttosto dirci che è una sua opinione considerare il parto in casa pericoloso.
9) Un altro Istituto riconosciuto a livello internazionale per l’eccellenza clinica è Il NICE ovvero National Istitute for Health and Care Excellence, che sebbene sia un’istituto inglese raccoglie l’eccellenza basata sull’evidenza scientifica ed è pertanto un buon punto di riferimento per tutta la letteratura medica internazionale.
10) In Italia i migliori punti di riferimento sulla maternità li abbiamo dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Salute che nel 2011 hanno pubblicato delle valide linee guida per l’assistenza in gravidanza, che possiamo trovare all’indirizzo http://www.snlg-iss.it/cms/files/LG_Gravidanza.pdf
11) Infine amo ricordare che niente e nessuno può garantirci al 100% la nostra salute e il nostro stato di benessere, noi siamo i primi e i diretti responsabili della salute e della cura, dobbiamo riappropriarci della nostra competenza corporea e soprattutto ricordarci che a volte il caso singolo può davvero fare la differenza con tutto il resto.
12) Buona salute a tutti!!!

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