Il bambino che sta bene nel corpo

equilibrio piedi
Lo sviluppo psicomotorio ha tutta una sua affascinante complessità dovuta al fatto che esso non è la semplice somma di conoscenze o stadi acquisiti bensì è un continuo strutturarsi e conformarsi di nuove funzioni date da una molteplicità di aspetti soprattutto qualitativi. Vi concorrono il sistema d’equilibrio generato dal sistema vestibolare, la lateralizzazione ossia quel processo che porta un individuo a sviluppare due emisferi uguali e simmetrici distinguibili in destro e sinistro, tale processo si verifica molto precocemente ed è fondamentale per il normale sviluppo di ogni persona comprendendo aspetti importanti come lo schema corporeo, la reversibilità spazio tempo e del pensiero, la coordinazione oculo-manuale. Oggi finalmente siamo arrivati a comprendere le strabilianti interazioni tra questi sistemi, ma sono ancora poco conosciute e fruibili queste acquisizioni. Così ad esempio la coordinazione oculo-manuale non è solo la somma delle abilità visive con quelle tattili bensì ha a che far anche con la presa di coscienza che la mia mano si muove nello spazio e ha una funzione specifica, per esempio scrivere. L’intelligenza intesa come capacità di leggere attraverso le cose che mi si presentano nel mondo è strettamente connessa proprio a come il corpo si sente, è e va incontro al mondo. Come è facile intuire questi processi sono influenzati dalle esperienze non solo di carattere motorio ma anche emotivo. Il processo di lateralizzazione infatti possiamo dire, con teorie discordanti tra loro rispetto all’età, che va dallo stabilizzarsi della lateralità intorno ai 4-5 anni alla interiorizzazione di tale lateralità e la presa di coscienza di come io mi muovo e agisco nello spazio-tempo tra i 6 e i 12 anni con la reversibilità del pensiero che fa sì che io non pensi solo al mio punto di vista (cosa tipica e forte nell’infanzia per cui difficilmente i bambini scendono a compromessi!!) ma sappia mettermi nei panni dell’altro e quindi capacità di identificarmi con i sentimenti altrui. Questi aspetti sono fortemente interconnessi a come io sono stato trattato e quindi a come mi sono sentito rispetto all’ambiente : mi sono sentito visto, mi sono sentito far parte di, rispettato nel movimento, ovvero ho trovato fuori da me qualcuno pronto a riconoscermi, oppure ho trovato qualcuno che ha fatto sì che io mi adattassi al suo stato? Sono riuscito a percepirmi e a creare il mio spazio o qualcuno ha disturbato il mio sentirmi nello spazio? Perché accade proprio così la costruzione del Sé (e sottolineo “Sé” e non “Io”)* passa dall’altro : se qualcuno mi riconosce nei miei bisogni io imparo a riconoscermi e dal riconoscere me imparo a riconoscere gli altri (dando al verbo “riconoscere” l’accezione più ampia di conoscere e riconoscenza). Ciò accade quando un bambino è ancora nel ventre della madre e comunica con lei attraverso il flusso ormonale, i livelli di cortisolo, dando ogni volta dei segnali chiari che se ascoltati e accolti dalla madre rendono la gravidanza fisiologica. Succede anche dopo attraverso il contatto col bambino, l’accesso al seno, il sonno, il suo lasciarsi trasportare, tutti canali comunicativi molto efficaci attraverso cui il bambino dice che tutto è meravigliosamente come lui vuole oppure che qualcosa tanto non gli va. La fiducia nei segnali del bambino è il primo importante motore di crescita e sviluppo. Fiducia senza interferenza. Poi arriva un momento speciale ed è quello in cui un bambino scende dalle braccia della madre e inizia a esplorare il mondo attraverso il gattonare, il gattonamento è un processo dello sviluppo psicomotorio importantissimo, non solo perché è la prima espressione dell’esplorazione autonoma e spontanea, ma anche perché contribuisce alla costruzione dello schema corporeo, della coordinazione e della lateralità. Aimè quanti adulti vedo interferire su un bambino che gattona impedendogli di allontanarsi, di raggiungere oggetti ecc.. ancora prima che vi sia un effettivo pericolo. Spesso la capacità di attendere di un genitore influenza in modo determinante le abilità di un bambino: solitamente un adulto che osserva senza interferire vedrà che il bambino si allontana entro un limite di “sicurezza” per poi tornare dall’adulto. Così il bambino si sarà sentito competente nell’esplorare ma anche nel valutare la giusta distanza. Se interveniamo invece su un bambino che sta gattonando portandolo al punto di partenza non solo avremmo tolto a lui la possibilità di esplorare liberamente ma avremo interferito sulla sua abilità a valutare. Il bambino perde il proprio punto di riferimento, il proprio limite di sicurezza e si allontanerà ancora di più, in una spirale senza fine in cui l’adulto si convince che il bambino scappa ovunque e il bambino finirà davvero per scappare ovunque e magari recarsi danno. Anche il gattonamento è il naturale continuum delle fasi precedenti, per cui i bambini che non gattonano hanno spesso avuto qualche interferenza o disequilibrio nelle fasi precedenti (ad esempio sono stati messi seduti senza che lo facessero loro spontaneamente, hanno usato il girello, o ad esempio hanno avuto molti impulsi a essere più grandi della loro età da qui il desiderio di stare in piedi senza ancora aver mai gattonato). Tali disequilibri sarebbero evitabili o comunque rimediabili se solo si lasciassero i bambini più liberi nel movimento e nell’esplorazione, soprattutto i primi anni. Senza entrare in specificità tecniche è bene sapere che il gattonare influenza anche come il bambino struttura la propria cavità orale e ad esempio il giusto posizionamento della lingua sul palato, ma anche la manualità fine e la coordinazione oculo motoria, fondamentale nell’acquisizione della scrittura.
È possibile osservare che molti bambini con difficoltà a scrivere non hanno gattonato correttamente (ossia alternando braccio destro/ginocchio sinistro) e che hanno difficoltà anche nella coordinazione. Ovviamente non si parla di difficoltà grandi o che creano impedimenti ma è importante saperli osservare per consentire magari un recupero e un migliore equilibrio psicofisico nella crescita. Ad esempio un buon modo di vedere la coordinazione è quello di osservare come un bambino salta ad esempio passando velocemente da piccoli saltelli o salti più lunghi e poi repentinamente a passetti veloci, osservare in generale la sua “grazia” nel muoversi nello spazio, la capacità di “controllare” il corpo. Per il bambino piccolo (ovvero nel primo settennio) è sufficiente lavorare sull’ascolto emotivo e corporeo, lasciarlo il più libero possibile di esplorare e di avere accesso al corpo della madre. Per i bambini più grandi dopo i 7 anni qualora si osservassero certi disequilibri può essere molto utile ricorrere al gioco di saltare la corda (cosa che sempre meno bambino sanno fare oggi) oppure percorsi sensomotori fatti di cerchi da saltare, oggetti da evitare, accelerazioni e rallentamenti, in modo che il bambino possa fare esperienza del proprio corpo nello spazio. Anche lo yoga per bambini è un’ottima modalità di entrare in contatto col corpo. Vivere nel grembo di una donna sana, essere allattati, essere portati, e poi gattonare liberamente, camminare, saltare, sentire, essere coordinati, scrivere, leggere, ricamare, stare bene nel proprio corpo e soprattutto nel proprio corpo in movimento, tutte qualità una di supporto all’altra, embricate, collegate in continuum che ha un’unica scintilla vitale : la fiducia che l’adulto deve avere nel bambino, e soprattutto nei primi passi del bambino.

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