IMG_9988
Tra le abilità dei bambini che molto spesso vengono ignorate vi è quella della competenza emotiva. I bambini infatti sono dotati fin dalla nascita di un eccellente sistema di percezioni emotive. Inizialmente questa “dote” risiede nel corpo: il neonato ad esempio riesce a percepire le sensazioni della madre a livello epidermico, sulla pelle egli sente le variazioni dello stato emotivo della madre in base ai livelli ormonali suscitati dalla gioia, dalla paura, dalla rabbia che lei prova. Ovviamente il bambino non fa, a questo stadio, dei ragionamenti e delle considerazioni sugli stati emotivi che lo circondano ma è perfettamente in grado di sintonizzarsi con la madre e di attivarsi fisiologicamente nella modalità con cui si attivi lei. Nel crescere, se la madre comprende la sensibilità emotiva del figlio, egli diventerà una persona in grado anche di avere una buona consapevolezza emotiva.
Anche in questo caso la qualità e la varietà delle emozioni e delle sensazioni che il bambino sperimenta determineranno in modo sostanziale la capacità da adulto di riconoscere le proprie emozioni, quelle altrui e di integrarle tra loro.
Questo significa che i bambini non devono essere preservati da sentimenti che per noi hanno spesso un’accezione negativa come paura, rabbia, tristezza, bensì devono farne esperienza e grazie all’esempio dell’adulto vedere che è possibile passare attraverso questi stati in maniera non distruttiva, ma anzi addirittura uscirne meglio di prima!
_ I BAMBINI SANNO. I bambini fin dai primi anni di vita si accorgono di ciò che accade intorno a loro. Incontrando molte famiglie mi capita spesso di genitori che nascondono ai figli malattie, adozioni, conflitti familiari e altre situazioni. La motivazione addotta è spesso quella di voler preservare il figlio dalla eventuale sofferenza, ma il fatto è che i bambini da qualche parte dentro di loro, e spesso in una forma che neanche loro conoscono, sanno come stanno le cose, per cui negare la realtà non fa altro che creare una scissione tra ciò che loro sentono e la realtà che gli viene raccontata. Questo tipo di scissione crea molta più sofferenza all’animo umano che non la verità. È importante capire che quando dico che i bambini devono sapere, non significa assolutamente che l’adulto debba raccontare tutto ciò sente e che sa al bambino, che debba “buttargli addosso” tutti i suoi pensieri e le sue pene, dico semplicemente che i bambini sanno come stanno in sostanza le cose per cui sta all’adulto fare i conti con questa realtà.
_ I BAMBINI SANNO AVERE PAURA. La paura è un’ottima difesa per la nostra sopravvivenza, ci aiuta a evitare danni irreparabili, a salvaguardarci. Noi non accettiamo molto la paura e proprio per questo la paura è altamente diffusa nella nostra società, ma nascosta in forme mascherate come la rabbia (che spesso nasconde la paura di non essere capito, accettato e quindi la paura di restare solo), la distrazione, l’irrequietezza (non mi fermo mai per non sentire la paura), la spavalderia, e aggiungerei anche l’idealizzazione (di pensare ad esempio che la nostra buona condotta ci salverà da tutto) ecc… i bambini, ancora connessi con le loro emozioni più dirette, sanno avere paura, non si vergognano a dirlo, e anzi vogliono “maneggiare” le loro paure ad esempio facendosi leggere storie e fiabe con personaggi terribili e contenuti inquietanti, è un po’ come dire “vediamo che effetto mi fa” e questa considerazione è una saggia considerazione; l’adulto spesso è portato a fuggire di fronte a emozioni che non conosce e a non misurarsi con esse. La paura più grande che dovremmo evitare, perché è quella che pervade tutti gli stati emotivi creando insicurezza e angoscia è la paura di essere abbandonati, è quel bambino che piange e urla solo nella sua culla, per il resto, tra le braccia della madre, ben vengano draghi, mostri, lupi mannari che mangiano i bambini.
_I BAMBINI SANNO LA MORTE. I bambini a tutte le età dovrebbero essere messi a conoscenza della morte di una persona cara, dovrebbero poter vedere la persona morta e partecipare alle celebrazioni della comunità. La morte come la nascita fanno parte degli eventi fondanti la storia dell’uomo, dalla notte dei tempi siamo nati e siamo morti, i bambini come noi possono capire la morte, sentirla e accettarla forse meglio di noi; non dovrebbero mai essere distratti, non dovrebbe essere detto loro “la mamma è partita per un lungo viaggio” se la mamma è morta (il dolore più grande che un bambino possa attraversare). Nel libro di Concita De Gregorio “Così è la vita” si legge la storia di un bambino a cui era morta la madre. Lo portarono dalla zia i giorni del funerale e poi gli dissero che la mamma era partita per un lungo, lungo viaggio, e lui l’ha aspettata per giorni, per mesi e per anni ed è lì che l’aspetta ancora. Non toccare e non partecipare la morte significa bloccare tutti i processi di elaborazione del lutto e della perdita. Si può anche dire, in base a ciò che uno crede, che la mamma ci guarda dal cielo, ma prima è necessario pronunciare le parole “la mamma è morta”.
anatra4
._I BAMBINI SANNO LA RABBIA. Un bambino con un mal di pancia di natura psicosomatica, viene portato al mio studio dai genitori, mi chiedono cosa possa avere, indago la vita familiare, soprattutto le conflittualità tra i genitori, emergono grandi conflitti, ma la madre prontamente mi dice “Sì, dottoressa ma non litighiamo mai davanti al bambino, non gli facciamo vedere che non andiamo d’accordo” .
Bene, tornando al primo punto, i bambini sanno, e sentono anche la rabbia non espressa, vedere un adulto che riconosce la propria rabbia, la sa esprimere, condividere e trarne conclusioni è un’ottima palestra emotiva. Un adulto che nasconde è un adulto che insegna a non affrontare le cose come stanno, è un adulto che illude. Non dobbiamo aver paura di discutere, di perdere la pazienza o di urlare davanti a un bambino, può accadere. La differenza tra essere comunicativi e aperti rispetto alle emozioni e invadere un bambino coi propri stati d’animo dipende dal livello di consapevolezza che l’adulto ha di ciò che prova e dalla modalità con cui l’affronta. Inoltre un altro punto importante sta nella reale corrispondenza tra l’evento e la vita reale del bambino : ossia non espongo un bambino a scene di violenza, dolore e rabbia in televisione che sono completamente lontane da ciò che è la sua vita in quel momento, ma lo aiuto a comprendere i pensieri e le azioni delle persone che vivono con lui e determinano la sua vita.
Noi dobbiamo essere adulti responsabili, nel senso di abili a rispondere a noi stessi e agli altri, noi dobbiamo accogliere, accettare e trasformare le nostre emozioni, noi dobbiamo impegnarci a essere felici e quando ciò non ci riesce, saper riconoscere e accogliere la nostra tristezza. Un bambino ci può vedere piangere, ridere, urlare purchè tutto ciò provenga da un’interminabile lavoro di consapevolezza che noi adulti facciamo con noi stessi. Solo così la paura del lupo si trasformerà nella bellezza di correre col lupo.
Ornella Piccini
Psicologa Perinatale-Psicoterapeuta
bambina-e-lupo

4 thoughts on “LE ABILITA’ IGNORATE DEI BAMBINI PARTE II

  1. livia scrive:

    grazie!!! sono una mamma sola… il mio piccolo di 4 anni e mezzo nn ha mai conosciuto il padre… ma sono contenta perchè sono riuscita sempre a parlare della situazione in modo onesto, dicendo la verità, con serenità… Davide ieri ha voluto parlare del suo papà… mi ha detto che pensa che lo ha abbandonato… io gli ho risposto che lo capisco, comprendo il suo sentire che so perfettamente che non è facile e che saro’ sempre al suo fianco … che io non mi sento abbandonata e che ancora prima di saoere di essere in cinta ci siamo lasciati ho deciso io di allontanarmi dal suo papà perché aveva un’altra casa (ed un’altra famiglia)..come tante oggi ed ho riportato esempi di realtà e persone vicine che mio figlio conosce… oggi voleva vedere le foto del suo papà… è contento.. anche se non lo ha mai visto e conosciuto… ma nonostante la sua totale assenza… ne parlo bene… sa che lo ho amato tanto e che se davide è al mondo è per un grande atto d’Amore… riprenderemo il discorso… e manterro’ sempre un dialogo sereno, pulito, corretto… grazie perché le sue parole mi aiutano a non avere quei sensi di colpa che la mia famiglia mi fa venire quando magari urlo dietro a mio figlio… ma con mio figlio la sera parliamo sempre delle cose successe durante la giornata… e chiudo sempre il cerchio… spiego il perché … e lui capisce, ascolta e accetta…. Grazie ancora!

  2. Donatella scrive:

    Complimenti per l’articolo, concordo con ogni parola, nel mio lavoro di educatrice purtroppo ho visto moltissime mamme negare (in primis a se stesse) anche solo la stanchezza o la tristezza, figuriamoci situazioni molto più gravi…ed ho cercato sempre di spronarle a far sì che tutto sia naturale, le emozioni belle e allo stesso modo quelle no, affinché il loro bambino possa conoscere meglio i propri genitori e affrontare più serenamente le proprie emozioni…Complimenti ancora!
    Posso chiederti solo una cosa? Il titolo, autore ed editore del cappuccetto rosso all’inizio dell’articolo. Con questa fiaba, illustrata e scritta da diversi autori faccio un laboratorio linguistico ed espressivo e mi interesserebbe aggiungere anche questa versione. Grazie!!!

    • ornella scrive:

      Grazie! Il titolo del libro è “Fenris, una fiaba nordica” edizioni Gallucci. Non è Cappuccetto Rosso ma è affine ed è una storia molto affascinante, che può essere inserita in un percorso su Cappuccetto Rosso. L’altro libro invece è “La bambina e il lupo” Edizioni Topipittori.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>