LE ABILITA’ IGNORATE DEI BAMBINI

In questo articolo vorrei affrontare in modo molto dettagliato le abilità e le competenze dei bambini, sento l’urgenza di affrontare questo tema perché credo che stiamo andando nella pericolosa direzione di mettere a repentaglio le capacità dei bambini di saper fare e saper essere. Ovvero attraverso l’esperienza. Non ci dovremmo stupire delle incredibili capacità che i bambini hanno sin dalla nascita (e anche prima!) se pensiamo che solo pochi istanti dopo la sua venuta al mondo, il bambino è perfettamente in grado di cercare il seno e attaccarvisi, di segnalare la sua esclusiva preferenza per il corpo materno rispetto a tutto il resto, e di stabilire con esso una reciproca termoregolazione, così efficace da essere ineguagliabile a quella offerta dai vestiti o da contenitori, culle e coperte.
Ciò dovrebbe essere sufficiente a farci esclamare “Accidenti quanto è sorprendente questo neonato, vediamo cosa ha da insegnare!”
I segnali con cui il bambino comunica vengono però ancora troppo spesso ignorati dalla nostra cultura e questo lo si può vedere nell’abbondanza di ammonizioni e interventi che gli adulti avanzano sulle spontanee attività del bambino. Ciò è dovuto in parte alla credenza che i bambini abbiano da imparare e siano per questo privi di adeguate capacità di valutazione degli eventi. I bambini certamente vengono al mondo desiderosi di scoprire e di imparare, ma proprio per questa attitudine e necessità l’infanzia offre loro un “apparato” di funzioni, di sistemi e di sincronizzazioni unico nel suo genere e nella sua perfezione. Potrei riassumere il tutto dicendo che se un adulto facesse tutto quello che fa un bambino (gattonare, rotolarsi, arrampicarsi, cadere, sbattere la testa ecc..) non ne uscirebbe così incolume come ne esce invece il bambino. Ma vorrei scendere nel dettaglio per illustrare meglio ciò che i bambini sanno fare, e a quale età sfoggiano le loro sofisticate competenze, nella speranza che una maggiore chiarezza possa permettere di riconsiderare certe condotte dannose di noi adulti :

_ I BAMBINI SANNO QUANTO E COME ALIMENTARSI.

Maria
I bambini non dovrebbero mai essere pressati a mangiare di più e se posti in condizioni ambientali in cui circola buon cibo, sanno cosa mangiare. Succede a delle madri che se non insistono col figlio sembra che questo neanche si sieda a tavola, per cui si sentono legittimate in questa condotta. Ma sicuramente il problema si è posto a monte quando ad esempio già in fase di svezzamento un bambino è stato spinto a mangiare quel cucchiaino in più magari con metodi di distrazione (canzoncine, favole, aeroplanino ecc..). E’ qui che il bambino “ha confuso” la sua abilità ed è entrato in conflitto con l’adulto. la manipolazione dell’adulto può essere molto sottile e il bambino a modo suo la sente e se ne difende magari rifiutando sistematicamente un cibo. Un bambino non dovrebbe essere distratto o forzato a mangiare. Sarebbe interessante addentrarsi in questa questione delle pratiche alimentari che adottiamo coi bambini, che racchiude un mondo di attitudini e scambi emotivi molto complessi. Qui mi limito a due aspetti importanti : solitamente un bambino ama il cibo che ha imparato a gustare già in utero dalla madre, i cui sapori ha conosciuto poi anche con l’allattamento al seno e che viene consumato dai genitori quotidianamente. Per cui un’alimentazione sana della madre (in condizioni di serenità) corrisponde a un’alimentazione sana del bambino. Un esempio su tutti, se noi diamo alle verdure il ruolo di contorno, non dovremmo aspettarci che nostro figlio dia alle verdure un ruolo centrale. Ogni bambino ha le sue preferenze ma in linea di massima mangia ciò che mangia la famiglia. L’altro aspetto è che la scoperta del cibo deve avvenire nel modo più spontaneo e variegato possibile. Qui faccio riferimento al testo del pediatra Piermarini “Io mi svezzo da solo” secondo cui con un allattamento al seno si può procedere all’introduzione del cibo “degli adulti” come preferito dal bambino. Non hanno bisogno di cibo sminuzzato, le gengive già funzionano bene. Nessuna pappina forzata, legato sul seggiolone, ma condivisione con gli adulti di un momento conviviale e ristoratore.

_ I BAMBINI SANNO CADERE.
I primi movimenti di indipendenza del bambino nel mondo sono spesso fonte di ansia e apprensione per gli adulti che stanno intorno al bambino, è facile osservare adulti che seguono il bambino a vista nei suoi primi passi ripetendo spesso “stai attento” “ti fai male” “ non correre” e intervenendo bruscamente. È chiaro che gli ambienti pensati oggi, sia domestici che sociali, non sono molto a misura di bambino, sono ricchi di ammennicoli e cose poco funzionali e non offrono l’ideale per il movimento del bambino come lo sono prati, giardini ecc.. ciò ci richiede a volte di dover dare uno sguardo in più al bambino che esplora. Ma ecco che è qui, in questo sguardo, che dovrebbe andare la qualità dell’intervento dell’adulto, dovrebbe essere uno sguardo che segue ma con discrezione, che resta recettivo e non attivo, insomma il bambino non dovrebbe sentirsi gli occhi addosso.
Un bambino soprattutto se è stato portato sul corpo della madre e ha imparato a muoversi nello spazio addosso a lei, ha sviluppato un buon sistema vestibolare in grado di valutare, al momento di scendere a terra e gattonare, distanze, misure, pericoli. Se tutto ciò avviene nel rispetto della fisiologia, lo si può vedere dal fatto che il bambino passa dallo stare in braccio al gattonare e poi al camminare senza l’aiuto dell’adulto. Certo ogni tanto può cadere o picchiare la testa, ma proprio per questo la natura lo ha fornito di una spesso strato di grasso a difesa di spina dorsale, collo, testa. È fondamentale fare l’esperienza di muoversi libero nello spazio e cadere, altrimenti non può imparare bene. Noi non dobbiamo evitare la caduta ma semplicemente sostenere la rialzata se ci viene chiesto. Intervenire in questa fase con frasi come “te lo avevo detto che cadevi” o azioni ansiose non fa che intaccare la competenza del bambino che inizierà a cadere sempre più spesso, rafforzando la credenza degli adulti che sia bisognoso di protezione e attenzioni particolari. I bambini sanno e devono arrampicarsi, correre, stare in equilibrio su barre o quant’altro, saltare un ostacolo pericoloso. E qui mi riferisco a bambini a partire dal gattonamento, per cui un bambino di due anni ad esempio è perfettamente in grado di arrampicarsi! Ancora prima di camminare, ossia quando gattona, un bambino è in grado di salire e scendere le scale a quattro zampe. Quello che vediamo è invece bambini di due anni che già camminano e ancora salgono e scendono le scale dando la mano all’adulto. E’ questo l’ordine di misura di quanto siamo fuori connessione rispetto alle abilità dei bambini nelle varie fasce d’età.

I BAMBINI SANNO SE HANNO CALDO O FREDDO.

bimbi giocano

I bambini hanno una temperatura corporea superiore alla nostra e soprattutto hanno la capacità di cambiare velocemente la loro temperatura. Prima di gattonare la miglior regolazione la offre il corpo della madre che dà al bambino il giusto tepore, o ad esempio sudando lei disperde il calore in eccesso del figlio. È rarissimo che un bambino si ammali perché ha preso freddo, ciò può avvenire in casi estremi come ore sotto pioggia battente ecc.. solitamente i bambini se vengono lasciati stare hanno una percezione molto più idonea della nostra rispetto al coprirsi o al vestirsi. Una bella giornata di sole invernale possono decidere di starsene un po’ nudi (sì, proprio così nudi d’inverno, ideale per sintetizzare vitamina D e nutrire le ossa), scalzi, il vento di per sé non è dannoso, almeno che il bambino non sia sudato (perché è stato troppo vestito!).
Cappelli e sciarpe andrebbero riservati alla montagna, o a eccezionali giornate di freddo cittadino.

_ I BAMBINI SANNO USARE GLI STRUMENTI VERI

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Potrei riassumere questo punto con la credenza che nutriamo con convinzione che i bambini non debbano usare coltelli. Spesso usiamo non presentarli nell’apparecchiatura dei bambini fino a sei anni e oltre, diamo loro oggetti plastificati, coltelli che non tagliano. Un bambino di circa due anni può iniziare a usare un coltello da cucina. Presso alcuni popolo sappiamo che addirittura questa competenza avviene già intorno all’anno. Dalla mia esperienza ho collocato l’abilità di un bambino di usare un coltello intorno ai due anni, un normale coltello da tavola, di quelli che usiamo tutti i giorni, può essere usato dal bambino per tagliare delle zucchine oppure in giardino per tagliare l’erba o dei bastoncini. L’esperienza del bambino di calibrare il movimento della mano con la forza che impiega gli permetterà di farne presto arte. I bambini verso i tre anni dovrebbero avere accesso agli strumenti che usano gli adulti come martelli, cacciaviti, metri, con essi si adoperano a fare mille attività, non si annoiano. Noi spesso riserviamo loro oggettistica finta come finti coltelli, finti martelli ecc…ma è facile vedere che presto i bambini se ne disinteressano perché ovviamente quegli strumenti non funzionano e quindi non ne traggono soddisfazione. So bene che la nostra società offre un’infinità di queste finte attrazioni per cui qualcuno può avanzare l’obiezione che è difficile evitare ai bambini questi oggetti. A proposito la mia condotta è quella di non evitare niente, l’atto di avere fiducia nel bambino, se è reale, non deve avere ideali e deve essere rivolto a tutto ciò verso cui il bambino si senta attratto anche se a noi non piace o non rientra nei nostri valori.
Rispetto a questa oggettistica scelgo di non comprarla per i miei figli e di non presentargliela io attivamente, ma la accettiamo se arriva come regalo dall’esterno e lascio i miei figli esplorarla e giocarci quanto vogliono, ma loro mi mostrano presto che preferiscono cucinare davvero, usare un vero martello, tagliare con un coltello ecc…poi ogni tanto accade anche che qualche oggetto di quelli da me considerati di scarso interesse diventi per loro fonte di interesse e trasformazione e quindi li lascio fare esperienza di questa cosa perché significa che per loro ha un senso. È importante la varietà di attività che un bambino può avere a disposizione (ripeto a disposizione, non presentate!).
Quando tocchiamo questi temi può emergere la questione dell’incolumità del bambino. È certo che noi siamo protettori dei bambini e a volte può essere necessario il nostro intervento tempestivo, ma ciò accade molto di rado se impariamo a entrare in sintonia coi segnali del bambino fin dalla sua nascita senza pensare che siamo noi a dovergli insegnare orari, abitudini, pratiche tutte dall’esterno. I ragazzi e le persone maldestre, che si recano spesso danno non sono stati bambini a cui è stato possibile fare esperienza di competenza e abilità. Recentemente mentre mi trovavo in vacanza in un b&b la mattina a colazione al tavolo accanto me sedeva una famiglia composta da babbo, mamma e bambina di circa sette anni. Arriva un ragazzo a servire ai tavoli che con tono retorico chiede ai genitori “alla bambina non metto il coltello vero?” e prontamente la madre e il padre in una sorta di coro “no no”. E così la scena che si presentava era che tutti erano compiaciuti, colui che serviva per aver previsto il “giusto” volere dei genitori e i genitori per aver confermato il suo pensiero. In quel momento ho sentito veramente forte che la situazione non era dignitosa per una bambina di 7 anni che ancora veniva vista dagli adulti come incapace di usare il coltello. Non ci dovremmo stupire se da adulta sarà una persona con difficoltà a valutare e scegliere ciò che è giusto per lei. Non ci rendiamo conto che il mal-trattamento non arriva solo quando siamo violenti fisicamente coi nostri figli (anche se questo è molto grave) ma anche quando disconosciamo il valore della persona che sono, quando non riconosciamo le loro competenze e anzi ci nascondiamo dietro una falsa protezione “non correre” “scendi” “ora ti fai male” “il coltello i bambini non lo usano” e via via, ogni volta che ci appropriamo dei loro corpi decidendo per loro cosa devono mangiare, come devono muoversi, quando devono dormire.
Ci è richiesto ascolto più che intervento. Infortuni o tragedie possono sempre avvenire a tutte le età e in tutte le situazioni, ed è proprio per questo che l’unica risorsa che abbiamo per affrontare la vita non è l’evitamento ma la competenza a fare e a essere e tale competenze la si sviluppa solo nel fare e nell’essere.
Ornella Piccini

17 thoughts on “LE ABILITA’ IGNORATE DEI BAMBINI

  1. Lara scrive:

    Splendido articolo, pieno di spunti molto interessanti e ben sviluppati. Sono assolutamente d’accordo ed è una lotta per prima per noi “adulti” combattere contro i pre-concetti con cui siamo cresciuti e che spontaneamente ci viene di riproporre ai nostri figli o più in generale a tutti i bambini con cui entriamo in contatto.

    • ornella scrive:

      grazie davvero per i vostri commenti, questo spazio è pensato per voi, come punto di incontro, di scambio di informazioni e pensieri!
      grazie del tempo dedicato a leggere.

    • Francesco Michele Bamonte scrive:

      Ornella, è tutto molto bello in teoria ciò che proponi per i bambini. Mi ricordo di un certo Dr. Spock di molti anni fa che proponeva quasi le stesse cose tue cioè, i bambini si dovevano gestire da soli, perchè così imparavano meglio. Poi i “figli del Dr. Spock” furono un fallimento per le famiglie perchè facevano quello che volevano e non rispettavano le regole sociali ed erano dei piccoli delinquenti intrattabili. Vedi tu di trarre le conseguenze. Per es. Se non vuole andare a scuola lo devi costringere, perchè sarà tardi quando sentirà il bisogno di imparare. Francesco Michele Bamonte

      • ornella scrive:

        Conosco bene il caso Spock che come tutte le “dottrine” sono destinate a fallire. Io non penso assolutamente che i bambini si debbano gestire completamente da soli e essere liberi di fare tutto ciò che vogliono. Io ho fatto riferimento a dei punti ben precisi e fondamentali, che determinano buona parte della dignità e della autodeterminazione.
        Per il resto c’è la condivisione, o comunque il fare i conti con le regole sociali della comunità di appartenenza.

  2. Monica scrive:

    Un articolo davvero bello e interessante. Non ho ancora figli, ma nel tempo ho osservato attentamente cosa accade quando c’è un bambino nei dintorni: vanno tutti in ansia. Appartengo a quella generazione che giocava nei prati, con gli animali, in bicicletta e che faceva cose ora ritenute pericolosissime, eppure non è che questi comportamenti abbiano causato lo sterminiio di una generazione, anzi… ma allora, che ci è successo? Se da figli siamo stati bambini attivi, esploratori e curiosi, da genitori che cosa ci è capitato? Grazie Ornella per questo spunto di riflessione.

    • ornella scrive:

      Grazie Monica. Sicuramente siamo stati una generazione più libera di correre nei prati, ma credo che le negazione dei bisogni di riconoscimento del bambino ha radici lontane che hanno trovato il loro picco nelle pratiche dell’800 del baliatico, per cui credo che sebbene più liberi tutti noi portiamo un’infanzia ferita.

  3. valentinavk scrive:

    Oggi una mia amica mi ha girato il tuo post scrivendo che aveva pensato a me leggendo, visto che notoriamente tra amiche si sa che le mie figlie girano sempre gnude per casa, mangiano da sole e soprattutto amano mangiare quello che si cucinano da se’, pur non facendo una 3 anni e mezzo e l altra uno e mezzo. E che io passo la vita assalita dalle vecchiette che mi dicono perennemente che sicurament ele mie bambine hanno freddo o caldo :-D
    grazie per aver preso tempo a scrivere tutte queste, fa piacere a chi come me e’ arrivata a queste stesse conclusioni e le osserva giornalmente, nonostante non sempre trovi consensi

  4. sono perfettamente d’accordo con quello che scrivi. sarebbe bello se fosse più semplice per tutti rendersi conto che i bambini sono persone con una loro dignità e capacità e non mini esseri da istruire…è bello osservarli, ed è bello apprendere da loro, lasciarsi stupire.

  5. Kashi scrive:

    Graandee!!!
    Tanto Amore e Benedizioni per te.

  6. claudia scrive:

    ho letto con molto interesse il tuo articolo…ho un bimbo di 3 anni e mezzo…non sono una mamma apprensiva, perciò lo lascio arrampicare dove vuole…lo stresso invece abbastanza chiedendogli se ha freddo perché a volte mi è capitato di sentirgli mani e naso gelato senza che lui manifestasse che aveva freddo…secondo me a quest’età hanno troppo da fare per fermarsi a vestirsi!!! per quanto riguarda il mangiare mi ritrovo poco invece in quello che hai scritto…ho sempre mangiato tantissima frutta e verdura anche in gravidanza (ignorando tutti i preconcetti circa i rischi di contrarre la toxo) nonostante questo mio figlio rifiuta tutta la frutta tranne la mela! non lo stresso troppo su questo – ogni tanto invento qualcosa per fargliela provare, senza insistere troppo, ma mi dispiace tantissimo che non la mangi perché io sono una fissata e ne mangio chili al giorno!!!

    • ornella scrive:

      Ciao Claudia, certo infatti non dipende tutto solo dalla gravidanza, non te ne dispiacere avremo fiducia che mangerà quello che è meglio per lui! grazie per aver letto l’articolo!

  7. Marzia scrive:

    Mamma mia !,,quante cose belle e vere che dici Ornella….io sbaglio parecchi atteggiamenti.
    Ho due bimbi, uno di 18 mesi e uno di 7 mesi e sono sempre di corsa. Questo mi rende ansiosa e spesso nervosa e mi rendo conto che tutto ciò mi impedisce di ascoltare .
    Farò tesoro dei tuoi consigli!
    Spero di migliorarmi.
    Anche il mio compagno oggi mi ha fatto notare che perdo troppo spesso la pazienza rimproverando .
    A presto
    Marzia

    • ornella scrive:

      Trovo bellissimo Marzia che tu faccia questa riflessione! noi genitori non abbiamo da far altro che riflettere su ciò che facciamo e provare a migliorarsi, gli errori ci servono a questo!

  8. Monia scrive:

    Tutto vero, spesso mi trovo a parlare con mamme che, quasi con soddisfazione, raccontano di figli inappetenti o un po’ inetti. Sembra quasi che, attraverso questi “problemi” del figlio, l’adulto trovi il suo ruolo.
    Diffondo…

  9. Mony scrive:

    Articolo interessante che ho condiviso ad alcune amiche che hanno bimbi piccolissimi. Mio figlio ormai è diciottenne, ma quando era piccolo gli ho sempre permesso di fare da solo. Proprio oggi ricordavo come, ancora piccolissimo, voleva fare da solo quando mangiava. Altra cosa che gli ho sempre permesso di usare erano le forbici, forbici vere adatte ad un bimbo, erano state mie quando ero piccola ma tagliavano ancora bene, e lui passava tantissimo tempo ritagliando immagini dai giornali, ed era veramente bravo. Aiutava mio marito ad imbiancare la sua cameretta, inoltre gli avevo comprato un vero mattarello e quando mio marito si metteva a fare la pasta fatta in casa, voleva la sua parte d’impasto da lavorare. Insomma ho sempre cercato di fargli fare qualsiasi tipo di esperienza.

  10. Erika scrive:

    Bellissimo articolo, ricordo tutte le volte che mio figlio cadeva durante i primi passi,intorno al suo primo anno e in coro le voci dei miei genitori e dei miei suoceri gridare alla tragedia… e io che me ne stavo messa da parte ad aspettare che si rialzasse da solo..sembravo menefreghista ..

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