Il gesto di Ettore

(…. )Ettore tese le braccia a suo figlio, ma il bambino piegò la testa piangendo nel seno della nutrice, terrorizzato dalla vista del padre; lo spaventava il bronzo e il cimiero coi crini di cavallo che vedeva oscillare terribilmente in cima all’elmo. Sorrisero allora il padre e la nobile madre, e subito lo splendido Ettore si tolse l’elmo e lo depose, rilucente, sopra la terra; baciò suo figlio e lo palleggiò tra le braccia, (….)

gesto di ettore

Sulla figura e sul ruolo del padre sono stati scritti numerosi testi e articoli in ogni campo del sapere. Una delle letture più frequenti per quanto riguarda il ruolo psicologico del padre soprattutto in un’ottica psicoanalitica è quella di colui che serve a separare la madre dal bambino, a interrompere cioè la fusione materna. Non ci accorgiamo ancora oggi delle innumerevoli ripercussioni che tale lettura del ruolo paterno dà a tutte le pratiche che accompagnano la nascita e la prima infanzia del bambino, prima tra tutte la pratica di tagliare precocemente il cordone ombelicale del bambino. Tale visione dà anche un’impronta molto forte all’immagine del materno, che tenderebbe alla simbiosi, a non facilitare l’autonomia del bambino in un’immanente presenza che tende a fagocitare, quindi ancora una volta ad un’immagine negativa. Vorrei offrire una seconda lettura del gesto di Ettore e del significato profondo del ruolo del padre. Madre e padre concorrono alla formazione della radice del bambino, in egual misura, equilibrio testimoniato dallo stesso patrimonio genetico (50% del padre, 50% della madre), squilibri tra maschile e femminile o il prevalere di uno sull’altro non favorisce un buon radicamento del bambino, influenzandone in maniera negativa la crescita. Sul piano fisiologico ciò può essere riscontrabile anche con una difficoltà dell’ovulo fecondato ad annidarsi, qualora tutte le motivazioni organiche siano state escluse. Per cui madre e padre hanno stessa importanza, l’una accogliendo il figlio e prestando la propria dedizione fisica ed emotiva soprattutto i primi due anni, l’altro impegnato nella protezione e nella garanzia della diade madre-bambino.

La figura del padre è stata disegnata da buona parte della psicoanalisi come antagonista al bambino, pensiamo al Complesso di Edipo, dove, in maniera molto semplificata, diciamo il padre sarebbe un concorrente per il bambino nel ricevere l’esclusività della madre. Anche succesivamente quando le teorie sull’attaccamento si sono indirizzate verso un superamento della centralità del Complesso edipico, mettendo piuttosto in rilievo l’importanza della relazione con la madre come promotrice di sviluppo psichico, di fatto il padre è stato comunque designato come colui necessario a interrompere la simbiosi materna. Secondo alcuni autori che si sono interessati di tematiche perinatali (Ammanniti, Fornari) è importante che sia il padre a compiere il gesto di tagliare il cordone ombelicale al momento del parto, come simbologia della necessità del suo intervento nella separazione madre bambino che altrimenti provocherebbe la morte di entrambi. Credo non ci sia sufficiente consapevolezza di quanto questa visione influenzi in maniera negativa l’immagine del ruolo materno, dandole un senso di difetto, non compiutezza, non capacità di svolgere, al pari del padre, una funzione che renda autonomo il figlio. Oggi sappiamo da un punto di vista fisiologico ad esempio che il taglio del cordone non ha niente a che fare con aspetti vitali o di salute né per la madre né per il bambino, piuttosto è stato visto che “il taglio del cordone ritardato o nessun taglio è la procedura fisiologica, il taglio precoce è una procedura invasiva che deve essere giustificata. Nel parto fisiologico non è giustificata”.(OMS)

Osservando la questione da un punto di vista antropologico, è stato possibile vedere che popolazioni native particolarmente pacifiche e dedite alla cooperazione hanno tra i loro rituali quello di non tagliare il cordone fino a che esso non si stacchi spontaneamente per essicazione, riconoscendo l’importanza delle prime interazioni tra madre e bambino, e ponendo molta attenzione alla loro tutela.

Tutte queste informazioni ci possono essere d’aiuto a capire che probabilmente, anche in maniera molto subdola, nella cultura occidentale si è insinuata una contrapposizione tra maschile e femminile, che anche qualora tenti un superamento sembra andare nella direzione ad esempio di inserire la figura del padre e la sua azione in momenti particolari della simbiosi madre-bambino come il momento del parto, oppure nel senso di uniformare il ruolo paterno a quello materno, come osserviamo nella nostra società creando non pochi problemi all’identità maschile e paterna.

Alcuni consigliano addirittura che sia il padre ad accogliere con le proprie madri il bambino alla nascita.

Madre e bambino hanno bisogno di incontrarsi nell’esclusività, di un lungo tempo di simbiosi, che solo se soddisfatto volgerà tranquillamente all’autonomia del bambino. Il padre non ha bisogno di intervento, non c’è niente che sia da correggere nella relazione della madre col bambino, né in quella del padre col bambino, hanno solo tempi e modalità diverse.

In realtà credo che la presenza del padre non sia qualcosa che si riscontri nel suo essere fisicamente e attivamente presente nel parto, nell’allattamento, ecc… piuttosto è una presenza molto più sottile e possente al contempo, che si rivela nella protezione e nella tutela della donna e del bambino da disturbi che possono venire dall’ambiente esterno, nella cura della salute della donna che possa accudire il proprio bambino nel massimo agio. Voglio condividere a questo punto un mio vissuto. Ho partorito in casa e ho preferito essere sola a travagliare e ad accogliere i miei figli, nella massima intimità, ma la presenza del mio compagno e padre dei miei figli era comunque molto forte seppur lui non fosse nella stessa stanza. La sua presenza si è manifestata nel sostenermi in gravidanza anche quando le mie scelte e i miei umori potevano essere bizzarri, nel proteggermi dai giudizi altrui, nel regalarmi massaggi che potessero far godere me e il bambino in pancia, e infine non meno importante nel comunicarmi all’inizio del travaglio che lui era e sarebbe stato lì e se avessi avuto bisogno d’aiuto lui c’era. Non è stato importante per lui essere presente nella stessa stanza, rischiando magari di farmi percepire la sua ansia o condividendo con me l’ansimare. Non ha mai avuto nessun sentore di sentirsi escluso, non presente, e di doversi attivare per questo.

Il vero gesto di Ettore non è pertanto quello di separare la madre dal bambino, di impedire l’eterna simbiosi, ma quanto quello di togliersi l’elmo, di deporre le armi, e farsi riconoscere nella sua semplicità e forza di uomo e  di padre, riuscendo così amorevolemente a proteggere entrambi.

Ornella Piccini

One thought on “Il gesto di Ettore

  1. Monia scrive:

    Molto bella la metafora dell’elmo, è importante che si continui a parlare in questi termini dei papà, perché spesso soffrono di una condizione imposta e non condivisa. Dovrebbero essere gli stessi uomini a liberarsi da questi schemi e godersi finalmente l’amore della famiglia.

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