Honolulu, Ottobre 2012

DOPO IL CONVEGNO MITTELPACIFICO SULLA NASCITA E LA SALUTE PRIMALE A HONOLULU, OTTOBRE 2012.

honolulu2

La prima impressione è di vertigine: le acque trasparenti e vive dell’oceano, gli antichi vulcani  ricoperti di densa foresta…neppure la densa corona di alberghi grattacieli attorno alla spiaggia di Waikiki riesce a togliere la poesia di questi luoghi, dove la dolcezza della canto e la fluida grazia della danza continuano a nutrire il cuore e lo spirito. Qui ci si saluta dicendo aloha, che vuol dire amore. Qui si è tenuto il Convegno Mittelpacifico sulla Nascita e la Salute Primale, ideato e animato da Michel Odent, dopo il successo dell’edizione Mittelatlantica del febbraio 2010 a Gran Canaria. Sempre un’isola, sempre il logo con Afrodite che emerge dalle onde spumeggianti, sempre lo stesso obiettivo: presentare il top della ricerca scientifica e allo stesso tempo nutrire e incoraggiare i visionari che credono nella necessità,e perfino nell’urgenza, di un cambio di rotta. Davvero sembra di rinascere, di fronte a questi tramonti mozzafiato, all’orizzonte aperto accarezzato dai salti dei delfini. Ha’wai’i, il nome dato a queste terre dai suoi primi abitanti giunti qui circa cinquecento anni fa dalla Polinesia, significa respiro (ha) , acqua (wai) e spirito (i) della vita. Ce lo spiega Billy Kenoi, il governatore delle Hawaii, un cordiale uomo nativo che è volato a Honolulu di sua iniziativa e a sua spese per salutare con calore e trasporto l’iniziativa, in quanto “essendo padre di tre figli, capisco perfettamente che la nascita è un momento di fondamentale importanza e che il modo in cui veniamo al mondo ha conseguenze sulla salute di madre e bambino che possono durare per tutta la vita”.

Chi è mai Michel Odent? Di che cambio di rotta si tratta? A mio avviso, Michel Odent è tra i pochi medici al mondo che ha capito come funziona il parto e che sa come comportarsi per renderlo facile e rapido, quindi più sicuro. Ha anche le idee chiarissime sull’ambiente migliore: una stanza piccola, raccolta, calda, dove la donna si sente al sicuro e non osservata, nessun altro a parte una donna esperta – l’ostetrica – silenziosa e tranquilla in un angolo. Proprio l’antitesi di ciò che si trova in un ospedale convenzionale. È anche tra i pochi che si rende conto di come la situazione attuale sia del tutto inedita e potenzialmente pericolosa per il nostro futuro: oggi gli ormoni necessari a partorire, che sono poi gli ormoni dell’amore, sono diventati superflui, c’è il cesareo, l’ossitocina sintetica, la peridurale… Ultraottantenne, pieno di energia, Odent continua a viaggiare per il mondo, là dove viene chiamato, e a scrivere per condividere le sue conoscenze e la sua esperienza. Il suo entusiasmo è contagioso, la sua logica ineccepibile, la sua curiosità sorprendente, la sua semplicità disarmante.  Personalmente, ciò che più ammiro in lui è come continui a imparare, giorno dopo giorno, e non teme di farlo grazie alle storie di persone semplici, non teme di perdere la faccia agendo in maniera diversa da quello che faceva anni fa. È vero che tutto quello di cui aveva scritto in “Il bebè è un mammifero” negli anni Settanta [disponibile con il titolo “Abbracciamolo subito!”, Edizioni Red] poi è stato dimostrato scientificamente [vedi “La scientificazione dell’amore”, Apogeo Urrà, “L’agricoltore e il ginecologo”, Il Leone Verde, “Il cesareo”, Blu edizioni e “Le funzioni degli orgasmi”, Terranova edizioni], ma è anche vero che da allora Odent ha modificato radicalmente il suo modo di operare, che già era rivoluzionario. Un intrepido visionario, si potrebbe dire. Un personaggio scomodo, le cui considerazioni sono semplici, fin troppo semplici forse. Di conseguenza, ha più proseliti tra donne prive di titoli, che però hanno assaporato l’estasi di un parto “quasi” indisturbato (come me), che tra i medici specialisti, più attratti da prodezze tecnologiche che da quello che lui chiama  “profilo basso”. Il cambio di rotta è quello di permettere al maggior numero possibile di donne di partorire senza alcun intervento, con le proprie forze, e di accogliere loro stesse il loro bambino da subito, senza distrazioni, per il tempo più lungo possibile. Come? Cambiando i protocolli, le abitudini, riorganizzando gli spazi e i turni nelle strutture ospedaliere, in base all’evidenza scientifica. Non servono grossi investimenti, solo coraggio e buon senso.

Michel Odent ha convocato a Honolulu personaggi che ben rappresentano il cambiamento necessario e che hanno brillantemente illustrato il loro lavoro di ricerca. Come Michael Stark, il chirurgo di fama internazionale, ex-primario di maternità a Gerusalemme e “padre” dell’attuale tecnica del cesareo. Stark si rammarica di essere suo malgrado all’origine del dilagare di questa operazione, che dappertutto nel mondo sta diventando il modo più comune di nascere. A dire il vero afferma proprio di vergognarsene. Lui incoraggia piuttosto i colleghi a studiare la fisiologia, a imparare dall’esperienza di Odent, come ha fatto lui da giovane, cosa che gli ha permesso di giungere a statistiche invidiabili nel suo reparto maternità. Odent e Stark sono uniti anche nella particolare forma di cesareo che propongono come miglior opzione possibile, nel caso il parto vaginale sia complicato: un cesareo effettuato dopo l’inizio spontaneo del travaglio, ma non d’emergenza. Secondo entrambi, se le condizioni offerte sono quelle ottimali, o il parto avviene senza difficoltà particolari, o è meglio evitare inutili sofferenze al bambino e optare per un cesareo senza aspettare l’ultimo momento. Stark spiega com’è giunto a semplificare al massimo la tecnica del cesareo, valutando ogni singolo gesto e scartando quelli superflui, in modo da poter operare velocemente senza essere di fretta, pensando alla sicurezza e al confort di madre e bambino. Per spiegarsi meglio, ci mostra il video e commenta tutti i passaggi, illustrando i motivi delle sue scelte. Sinceramente, pensavo di non poter tollerare la vista di un cesareo in diretta, invece mi sbagliavo. Mi ha conquistata. Osservando il video, infatti, non sfugge una delicatezza, un’attenzione al dettaglio lontana da ogni virtuosismo, dettata dall’amore verso la vita, dalla considerazione di ogni essere umano. Si capisce che gli sta davvero a cuore che quella donna si senta bene dopo, possa avere la forza di occuparsi del figlio da subito, senza eccessivo dolore né disagi nei movimenti. È commovente. Ironia della sorte, tanti medici credono di usare la tecnica Stark (che in realtà lui ha chiamato Misvag Ladach, dal nome ebraico dell’ospedale in cui lavorava), ma di fatto non comprendono che dovrebbero provare almeno una volta a seguire la sequenza da lui proposta esattamente, inclusa quella dedita attenzione che fa la differenza. Dovrebbero riportare l’anima e l’arte nel loro lavoro. Chiedete ai vostri ginecologi ostetrici se hanno visto il video di Stark, dite loro che lo possono ordinare sul sito dell’accademia europea dell’eccellenza in chirurgia, la NESA. Stark sottolinea che all’origine di tanti errori e complicazioni ci sta la mancata coesione nell’equipe, di cui fanno parte a pieno titolo anche coloro che svolgono mansioni considerate umili. Il chirurgo più brillante può operare bene solo se chi pulisce la sala operatoria lo fa bene. Non c’è nulla di secondario o subordinato. Il fatto che il chirurgo abbia un talento raro, un dono speciale, non lo rende superiore a nessuno. Cos’è la cosa più dura al mondo, chiede Stark. No, non è il diamante, è la tradizione, che impedisce di cambiare quando serve. Bisogna aggiornare le pratiche mediche all’evidenza scientifica, urgentemente, ammonisce. L’ultima immagine della presentazione di Stark è un bambino ridente che nuota. Dice fiero: “È mio nipote, e non è nato con il cesareo. Grazie!”.

Una particolarità di questo convegno è la presenza massiccia delle donne, sia tra le relatrici che tra i partecipanti; inoltre, molti tra gli uomini presenti riconoscono la pari dignità della donna e il valore delle qualità femminili, soprattutto nel campo della maternità. Non c’è da stupirsi se l’atmosfera al centro congressi era davvero speciale. Una sorta di prova tecnica di trasmissione di un mondo nuovo, di pace. L’altro oratore di spicco era infatti una donna, Kerstin Uvnas-Moberg, svedese, senza dubbio la persona più competente al mondo per quel che riguarda l’ossitocina, un ormone fondamentale per la salute e abbastanza incompreso. Sta portando avanti ricerche in questo campo da quarant’anni! Anche lei brillante nell’esposizione e delicata nei modi, anche lei spumeggiante di energia e di ottimismo. Piena di entusiasmo, ci riassume con semplicità tutto quel che è importante sapere sull’ossitocina, l’ormone cardine di quello che lei chiama sistema di calma e connessione. L’ossitocina ci permette, quando nessun pericolo ci minaccia e non abbiamo alcuno stress da fronteggiare, di riposare, recuperare, assimilare i nutrienti, rigenerarci e guarire. Ogni volta che il sistema di attacco e fuga non è attivato, siamo sotto l’effetto dell’ossitocina e della cascata di eventi che lei innesca in tutto il corpo. Lungi da essere responsabile “solo” delle contrazioni uterine durante il parto e della fuoriuscita del latte dal seno durante la poppata, l’ossitocina è l’ormone che ci permette di essere rilassati, aperti verso il mondo e gli altri, ricettivi, sereni, felici, amorevoli. Ha effetti molto importanti sul comportamento e sull’intero metabolismo. Facilita la digestione, rallenta il ritmo cardiaco, abbassa la pressione sanguigna. L’organo principe per stimolarne la produzione è la pelle, cosa che sottolinea ancora una volta l’importanza del contatto fisico per il nostro benessere. L’ossitocina è fortemente ansiolitica e aumenta il senso di fiducia. È l’unica sostanza finora conosciuta che stimola la crescita delle cellule sane, ma non di quelle cancerogene. In due parole, più ossitocina produce la madre, meglio cresce il bambino, e più sana resta lei! Per tutti questi motivi bisognerebbe essere cauti con la somministrazione di ossitocina sintetica, che interferisce con l’avvio del sistema dell’ossitocina nel bambino e con la sua attivazione nella madre. L’ossitocina sintetica non è affatto assimilabile all’ossitocina naturale, che viene liberata a pulsazioni, in quantità molto minori, sia nel circolo sanguigno che all’interno del cervello. Per avere effetti apprezzabili in caso di somministrazione endovenosa, invece, donna e bambino ne vengono letteralmente inondati, senza gli stessi effetti sul comportamento [per approfondire “The oxytocin factor”, Martin&Pinter, e “Nascere nell’era della plastica”, Terranuova edizioni]. Strettamente legato alla presentazione di Uvnas-Moberg l’intervento di Ernesto Gonzales Mesa sui dati preliminari del primo studio al mondo sugli effetti collaterali dell’ossitocina sintetica, condotto dalla sua equipe a Malaga, in Spagna. Il workshop del venerdì è stata reputato così importante che una presentazione straordinaria è stata inserita all’ultimo momento nel programma delle sessioni plenarie, la domenica mattina. In poche parole, a sei anni dall’inizio della ricerca, emerge inconfutabile la correlazione tra somministrazione di ossitocina sintetica durante il travaglio e allattamento. Inoltre, in base a un protocollo per valutare lo sviluppo del bambino, davvero ammirevole considerata la complessità della questione, emerge una chiara correlazione tra la somministrazione di ossitocina sintetica durante il travaglio, in particolare per quel che riguarda la coordinazione motoria e i movimenti fini, le competenze sociali affettive e la memoria. Dati che fanno riflettere. Gonzales invita calorosamente altri ospedali e cliniche universitarie a unirsi in questa ricerca, tanto necessaria e urgente, riguardo quello che senza dubbio è l’intervento durante il parto più diffuso al mondo e allo stesso tempo meno studiato [contattare direttamente egonzalezmesa@gmail.com].

A parte il discorso della fisiologia e dell’ossitocina, è stato centrale anche l’aspetto legato alla flora batterica che si forma al momento della nascita, a cosa ne influenza la composizione e al suo ruolo nel sistema immunitario e nella salute. Tutti interventi molto stimolanti, ma qui preferisco soffermarmi su una delle presentazioni a mio parere più brillanti del convegno, quella di Pier Francesco Ferrari, ricercatore italiano in neuroscienze, sul sistema dei neuroni specchio. Ferrari, entusiasta dell’ambiente così effervescente e conviviale, diverso dai soliti convegni, adatta il suo intervento alla situazione e spiega in termini semplici ed efficaci quello che si sa finora su questo particolare sistema, che ci permette di apprendere guardando, oltre che facendo, e di sintonizzarci emozionalmente con le altre persone. Il sistema dei neuroni specchio, che si trova nella corteccia temporale (l’area motoria) e ricevono impulsi direttamente da una diramazione del nervo ottico, è una prerogativa dell’essere umano e di alcuni primati. Almeno per quel che ne sappiamo finora. Queste scoperte, applicate al campo della maternità, ribadiscono ancora una volta l’importanza del primo contatto visivo tra madre e bambino e delle esperienza a cui viene esposto il bambino nei primi mesi. Tendiamo a imitare quello che vediamo e a vivere lo stesso stato emozionale delle persone che ci circondano. Ora, se esso è rilassato e sereno favorisce la crescita, se è teso e stressato, la inibisce. Certamente un settore della ricerca che varrà la pena approfondire per comprendere meglio il nostro funzionamento sociale e il meccanismo dell’apprendimento.

L’ultima relatrice a salire sul palco è stata Sara Wickham, che Odent presenta come “l’unica ostetrica che vive a Londra, mentre il suo gatto vive in Nuova Zelanda”. Doveva parlare della saggezza dell’ostetrica, ma lei ha preferito limitarsi alla saggezza cervicale. È stata l’orazione più accorata, arguta ed acclamata di tutto il convegno. La Wickham è riuscita a smontare il dogma della necessità di monitorare la dilatazione con le ispezioni vaginali, presentando evidenze inoppugnabili e facendoci ridere fino alle lacrime. Quanti di noi hanno sognato, lì nella sala del centro congressi di Honolulu, l’abbandono di questa pratica non solo inutile ma anche controproducente, se effettuata di routine? Ahimé, temo che non bastino la verve e la saggezza e il coraggio di una Sarah Wickham, né le dichiarazioni di un Michel Odent, che confessa di non effettuate ispezioni vaginali di routine né durante la gravidanza né durante il parto da decenni. Spero che qualcuno ascolti e ammetta che la dilatazione, come sottolinea la Wickham con le due dita della mano ben aperte, mimando l’atto della misurazione, non è un processo lineare. Non può essere che l’esito del parto possa dipendere così sfacciatamente dal momento scelto per la misurazione: se è al picco massimo, tutto bene, altrimenti… Considerando il celeberrimo antagonismo tra adrenalina e ossitocina, e il fatto che, se non si constata l’atteso progressivo procedere lineare tutti si allarmano, non sorprende che tutto si blocchi dopo un laconico “sei ancora a due centimetri, non ti stai dilatando come dovresti”. Così si innesca un circolo vizioso che può sfociare in ossitocina sintetica, ventosa, Kristeller o cesareo.

Ma torniamo ai sogni e alle utopie. Odent nota che i partecipanti al convegno sembrano aver già ben digerito il motto a lui proposto “Semplice è bello!”, considerata l’ampia partecipazione alla provocatoria sessione di lavoro a maglia in silenzio. Un workshop che simboleggia il nuovo necessario cambio di paradigma in linea con le conoscenze scientifiche, che ci permetterà di riscoprire l’autentica arte ostetrica. Vi confesso che ero io stessa responsabile di quella sessione, scelta di per se stessa provocatoria perché non sono un’ostetrica. So però stare in silenzio e in disparte, fiduciosa, quando una donna partorisce. Ciò non mi ha impedito di restare a bocca aperta di fronte al gruppo riunito in perfetto silenzio, per un’ora intera, senza alcuna introduzione o spiegazione, chi sferruzzando, chi filando, chi ricamando o semplicemente respirando. L’atmosfera di intimità, vicinanza e agio era palpabile. È stato davvero un gesto coraggioso e rivoluzionario. Come potrò dimenticare Odent che lavora a maglia, per la prima volta dopo 68 anni. L’aveva imparato dalle donne riunite nei rifugi antiaerei durante la seconda guerra mondiale. Aveva quattordici anni. Già si era accorto che era utile non solo ad averci calzini e berretti ma anche a calmarsi e tranquillizzarsi.

Mi rammarico solo per tutti coloro che non ce l’hanno fatto a venire fino a Honolulu. Non sapete cosa vi siete persi. In particolare se siete medici, se siete ostetriche, se lavorate in un reparto maternità o al consultorio, questa era un’esperienza che avrebbe potuto cambiare la vostra vita, e quella delle migliaia di persone che mettono la loro vita nelle vostre mani. Ora non vi resta che andare su www.wombecology.com e www.primalhealthresearch.com e seguire le prossime iniziative.

Siamo ancora in tempo per evolvere verso la pace e l’amore.

Mahalo, grazie

Clara Scropetta

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>