Accanto alla madre….dentro le emozioni
Pensare in termini di salute primale significa pensare a come costruire la salute piuttosto che a metodi per guarirla.

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Oggi che una nuova coscienza sta emergendo ci si chiede sempre più come porre rimedio ai nostri piccoli e grandi mali di salute senza ricorrere necessariamente all’uso di farmaci o a percorsi stabiliti dalla medicina ufficiale, anche per quanto riguarda i “mali dell’anima” si possono trovare innumerevoli possibilità di percorsi meditativi e interiori per sperimentare una esistenza più serena e gioiosa, le scuole di pensiero e le esperienze sono tante e iniziano a circolare. Tutto ciò è una grande ricchezza in mezzo alle infinite “povertà” di questa epoca, e ci permette di pensare alle nostre mille risorse e alle potenzialità che abbiamo per attuarle. Sappiamo che la salute è un delicato equilibrio di aspetti fisici, psichici ed emotivi, sappiamo anche che uno stile di vita consapevole e sano, un’alimentazione corretta, pratiche corporee o di meditazione sicuramente fanno molto. Nonostante tutto è evidente che spesso ciò non è sufficiente.
Non possiamo definirci pienamente sani se siamo insoddisfatti, arrabbiati, stressati, se le relazioni amorose, filiali e amicali sono conflittuali. Molti di noi nonostante abbiano intrapreso strade di maggiore consapevolezza ecologica, si sentono ancora immersi in un groviglio interiore non facile da sciogliere. Quale può essere il tassello nascosto che ancora manca per uscire da questo impasse? Ciò che vorrei proporre è la necessità di iniziare a pensare in termini di costruzione di salute piuttosto che a metodi per guarirla. Pensare a come costruire la salute significa pensare a tutto quel delicato e prezioso momento che sta all’inizio della vita, in cui la vita stessa si forma. In termini fisiologici possiamo parlare di “salute primale”, efficace espressione coniata da Michel Odent per indicare il periodo che va dal concepimento al primo anno di vita del bambino, periodo in cui si gioca buona parte della salute e dell’assetto fisiologico del futuro individuo adulto.
Questo periodo sarà decisivo per l’epigenetica, ossia quale sarà l’espressione dei nostri geni in relazione all’influsso ambientale, per la costruzione del nostro sistema immunitario e anche per il nostro attaccamento emotivo alla madre e al padre che fonda il nostro senso di sicurezza e la nostra serenità, ovvero la possibilità di essere individui felici aldilà di qualsiasi pratica meditativa o di altro genere si metta in pratica. Occuparsi dei primordi dell’esistenza dovrebbe essere interesse e priorità di ognuno, indipendentemente se stia o meno intraprendendo la strada di divenire genitore.
Ognuno di noi, maschio o femmina, aldilà delle scelte che poi farà nella vita (fare un figlio o restare single ad esempio) porta dentro sé il futuro e la potenzialità di dare vita a questo futuro, porta dentro di sé questo futuro anche sulla base di come è stato il proprio passato fisico ed emotivo. Ognuno di noi dovrebbe essere “educato” ad avere cura di sé e dell’altro anche come depositari di futuro. La madre col bambino in grembo sono la realtà più imminente di salute di cui occuparsi.
Faccio un esempio nel campo delle pratiche di prevenzione della salute. Una donna scopre di essere incinta e così inizia a informarsi su ciò che è meglio per lei e per il bambino. Presto saprà dell’importanza dell’acido folico o anche del DHA (acido grasso degli omega 3) nella prevenzione delle malformazioni del tubo neurale del feto (ciò che darà avvio a tutto il sistema nervoso e la spina dorsale) così con molta probabilità troverà un qualsiasi medico-ginecologo che le indicherà l’assunzione di acido folico i primi tre mesi di gravidanza. Oggi sappiamo però che il livello ottimale di tale acido andrebbe raggiunto nei tre mesi precedenti la gravidanza o comunque in generale nell’età fertile. Un reale approccio di prevenzione efficace e a basso costo a mio avviso, sarebbe non tanto iniziare a parlare dell’acido folico in gravidanza e dei rischi connessi a una sua carenza, quanto piuttosto coltivare un’informazione consapevole in tutte le donne in età fertile dell’importanza di assumere DHA nell’alimentazione. Ad esempio alle adolescenti nei programmi di educazione sessuale non si dovrebbe parlare solo di come prevenire gravidanze indesiderate, malattie sessualmente trasmissibili, o l’uso del preservativo (seppur possano restare punti centrali) ma ad esempio anche consigliando loro di assumere regolarmente sardine o pesce azzurro (principali fornitori naturali di DHA!)nella loro età fertile, ovvero aiutarle a pensarsi come preziose custodi del futuro, e a sentirsi onorate di questo. Ciò è costruire la salute e non tanto, o non solo trovare metodi alternativi di assumere integratori alimentari! Ma come abbiamo detto l’informazione libera e consapevole è solo una parte del tutto, ci sono spazi sommersi della nostra salute che non sono raggiungibili “semplicemente” con la libera scelta informata. Il percorso di costruzione della salute deve necessariamente passare dall’ascolto emotivo del proprio vissuto interiore, che determina inesorabilmente la nostra salute oltre ogni scelta.
Quello che ho potuto osservare è che in gravidanza talune volte il tentativo di scegliere con volontà un percorso naturale può addirittura rivelarsi controproducente ai fini degli esiti effettivi del parto. Descrivo questa situazione pensando a una donna incinta che legge molti libri di informazione consapevole e ecologica, che pratica yoga per connettere mente e corpo, che fa determinate scelte per accogliere con naturalezza il proprio bambino, ma improvvisamente si avvicina il parto e sente sorgere un’angoscia, oppure si trova il suo bimbo tra le braccia e nonostante la buona volontà ha difficoltà ad allattarlo.
Chi lavora accanto alle madri sa bene che questo accade.
Accade che una donna tema il dolore del parto o si senta angosciata dalla possibilità di complicanze mediche per lei e per il nascituro. Come può allora seguire un percorso naturale, sebbene sia ciò che intende fare? Una madre che vuole allattare a lungo il suo bambino e poi si trova immersa in notti in bianco, in una scarsa crescita del bambino o in altre difficoltà, come può fare?
Pensare in termini di costruzione di salute significa occuparsi del mondo emotivo della donna-madre e del bambino fin da questi importanti passaggi. Qualcuno penserebbe forse colei che teme tanto il dolore può ricorrere a buon diritto ad una epidurale, o colei che si sente sfinita da un allattamento intensivo può pensare di sostituire parte del suo latte con quello artificiale. Confrontandomi con alcune ostetriche mi sono spesso sentita dire che la scelta della donna ha la priorità, che ciò che lei chiede deve essere fatto a favore della sua volontà e serenità. Ciò può essere giusto e a volte offrire soluzioni pratiche può essere utile in casi di emergenza. Ma propongo un’altra possibilità, un’altra chiave di lettura. E se fosse il dolore che ci portiamo dentro a muovere le nostre paure e a porci in difficoltà? Quel dolore antico di quando anche noi eravamo cuccioli dentro al ventre di nostra madre e siamo stati catapultati in questo mondo magari tirati con un forcipe, o spinti da ossitocina sintetica? Quel dolore di quando reclamavamo il latte di nostra madre che magari è stato velocemente sostituito con formule artificiali? Quello che intendo dire è che l’allontanamento dalla fisiologia e da un accudimento naturale del bambino ha origine nella storia millenaria dell’uomo, quella storia che tutti conosciamo fatta di civiltà in guerra fra loro, di donne emarginate e sottomesse e ognuno di noi in un modo e nell’altro porta dentro di sé la traccia di queste ferite, quelle della propria storia personale e quelle della storia collettiva. Quel dolore ha contribuito e ancora contribuisce a interrompere la costruzione della salute del singolo e dell’intera società. L’arrivo di un bambino ci mette in contatto con queste ferite (grazie al cielo posso dire!) e può essere un’occasione unica di elaborazione e crescita interiore. Solo così la libera scelta informata incontra il nostro mondo emotivo e insieme ci possono portare sulla strada della costruzione reale della salute.
Il libro di Clara Scropetta “Accanto alla madre” fa luce in maniera eccelsa su queste questioni, offrendo non solo un’informazione ampia e chiara sulla fisiologia, ma anche e soprattutto richiamando l’attenzione sul grande lavoro emotivo in cui una coppia si trova immersa quando ha un figlio tra le braccia, e ancor prima quando una madre lo custodisce nel suo ventre. È un libro rivoluzionario per la forza e il coraggio di dare voce a tutto questo mondo sommerso della maternità che molti ancora sottovalutano. È questo il più importante e certosino lavoro a cui un operatore perinatale (intendo con ciò chiunque operi accanto alla madre sia esso doula, ostetrica, psicologa o anche un medico o un compagno) deve far fronte nell’accompagnamento alla maternità ed è proprio questa qualità di ascolto emotivo, vicinanza e conoscenza delle dinamiche più profonde che ci abitano che può davvero fare la differenza quando si presentano delle difficoltà. Ecco allora che in questa ottica una madre che si sottomette al volere di un medico o che non riesce ad allattare come vorrebbe il proprio figlio, che finisce in una spirale di medicalizzazione, o che si sente profondamente triste e affranta dopo un parto non è una madre che non sa scegliere o non sa far valere la propria scelta, ma è una madre magari impaurita, è una donna che ha lì vive e aperte le proprie ferite (e quelle dell’intera umanità!). Saper riconoscere tutto ciò e restituirlo con delicatezza e attenzione è spesso già sufficiente ad attivare un importante processo. Sia ben chiaro ciò non deve essere confuso con l’analisi razionale del proprio passato, né col dare spiegazioni dei processi inconsci, bensì ha a che fare con l’offrire un ascolto emotivo profondo, con il riconoscere la paura dietro una scelta, col dare la possibilità di piangere, piangere e piangere. Un grande tabù della nostra epoca è il pianto. Chi piange si scusa per farlo, chi si trova davanti al pianto tenta di consolarlo.
Siamo spinti a cercare rimedi ancor prima di aver contattato il gran dolore che ci abita.
Sia ben chiaro qualsiasi donna e qualsiasi uomo sulla terra sono in grado di accogliere con la massima disponibilità e competenza un figlio senza preparazione alcuna e indipendentemente da qualsiasi passato abbiano avuto. Le potenzialità dell’amore sono infinite, e non si tratta solo di fare scelte ma di restare nell’attesa, nell’ascolto e nell’imprevedibile. Il Natale a cui ci stiamo avvicinando, aldilà di qualsiasi orientamento religioso, ci parla di questo. Di un mondo che si ferma e si mette in adorazione di una madre col suo piccolo tra le braccia. Chi ha avuto modo di conoscere Michel Odent sa bene quanto a lui piaccia ricordare che la donna il cui figlio aveva il compito di portare un messaggio d’amore a tutta l’Umanità, si sia trovata a partorire in intimità in una stalla con altri mammiferi. Che vi sia una connessione?

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