cerchio_sorelle_danzanti

In questi giorni per ricerche che sto portando avanti sono incappata in alcuni di questi blog in cui si affrontano svariate tematiche sulla maternità e ho scoperto un mondo che forse non mi era così chiaro, ed è il mondo delle donne e delle madri che si accaniscono l’una con l’altra per le modalità di crescere i propri figli, per le cose in cui credono, per gli stili di vita che portano avanti.
Donne sul piede di guerra, pronte a ricorrere a teoremi, a documentarsi di studi scientifici tutto per smontare, denigrare e giudicare un’altra donna (più esattamente potrei dire un’altra persona ma qui credo che ci sia una caratteristica peculiare dell’universo femminile in questo momento).
Il dibattito più ferrato è proprio quello su temi che riguardano l’essere madri e la relazione coi figli (allattamento prolungato o no, dormire insieme o no, parto naturale o con epidurale). La sensazione epidermica che mi è arrivata è di una gran sollecitazione, un gran movimento, una grande inquietudine.
Percorrere un impianto punto per punto, con certosina e quotidiana attenzione, per arrivare a dire “hai visto madre quello che fai non è vero, non ha nessun fondamento scientifico”. Un mondo di parole dure, taglienti, offensive (e bada bene offensive non significa volgari, posso dire “lei è una persona deficitaria esteticamente e di intelligenza” e sono offensiva, senza dire “brutta stupida” che è volgare, ma la sostanza non cambia).
Chi sceglie di stare coi figli e crescerli secondo principi ecologici spesso accusa le madri lavoratrici di abbandonare i propri figli, porta con sé teorie secondo cui una nascita violenta può portare ad una maggiore aggressività nell’età adulta, chi sceglie di non allattare, di lavorare, di dare farmaci ai propri figli accusa le prime di tenersi i figli a letto fino a 18 anni, di essere furbette che riversano le mancanze col compagno sui figli, di essere donne antiche che non vogliono l’emancipazione della donna (tutto ciò è la traduzione pacifica di ciò che ho letto, ma vi assicuro che i toni sono sprezzanti e denigranti).
Leggere tutto ciò non mi ha fatto riflettere, mi ha procurato sofferenza, dolore, senso di solitudine.
So bene che ci sono madri che allattano e accudiscono ad alto contatto e lo fanno in modo distorto riversando sul figlio le loro mancanze, così come so che ci sono donne che scelgono di lavorare full time pur avendo un piccolo bebè per sfuggire a qualcosa, ma queste distorsioni dovrebbero portarci ad essere dolci, comprensive con queste madri che non riescono a essere presenti a se stesse con coscienza verso il proprio tumulto interiore. So che ogni madre fa quello che può nella sua condizione di quel momento lì, la battaglia tra cultura e natura non porta a niente. Siamo tutti immersi in questo mondo con le sue contraddizioni. Molte donne conciliano figli e lavoro, lavorano con passione.
Figli non allattati possono essere adulti felici.
Ciò non vuol dire che si può tranquillamente non allattare, ma vuol dire che c’è quella madre lì e quel figlio lì, con la loro storia aldilà di tutto e tutti.
E sono belli da guardare, non da denigrare.
Sono incuriosita da una donna, dalle sue idee professionali e personali, cerco di comprenderle a fondo provando a percepire ciò che sente, e molto spesso sbagliandomi.
Trovo ancora interessante l’errore.
Cerchiamo ancore di salvezza che giustifichino le nostre condotte, abbiamo bisogno di dimostrare che abbiamo ragione a tutto il mondo, altrimenti si potrebbe incuneare quella incertezza, quella paura, quel dolore che proprio non vogliamo sentire.
Certo l’informazione consapevole è fondamentale, va perseguita, ha permesso a molte donne di essere più libere, io stessa mentre compio le mie scelte professionali e personali non posso ignorare che l’OMS, l’Istituto Superiore di Sanità, e tutte le associazione nazionali e internazionali di neonatologia e pediatria concordano che scientificamente crea più salute il parto naturale e l’allattamento al seno, ma non è per questo che partorisco in casa e allatto per anni i miei figli!
Lo faccio perché questo sento che è la strada giusta per me e per loro mentre li partorisco, mentre li ho tra le braccia, questo è quello che sento mi fa star bene e fa star bene loro.
Loro mangiano, dormono, crescono in salute e noi nel frattempo cerchiamo, o almeno dovremmo, di portare avanti interessi, passioni, sentirsi soddisfatte e al contempo in cammino per mettersi in discussione. Un gran lavoro da fare, forse troppo. Sono riuscita ad avere tre figli e a portare avanti la professione che mi piace, con passione, questo mi riempie di gratitudine.
Nonostante ciò la serenità è un equilibrio difficile da mantenere.
So quanto è difficile riuscirci per molte donne.
Nella nostra società una donna per fare un figlio e restare indipendente economicamente fa una gran fatica, la nostra società dovrebbe tutelarci, avere cura di noi e invece ci lascia…e noi che facciamo? Ci attacchiamo tra noi, usiamo guerre di parole.
Ci accaniamo sulla maternità perché crescere un figlio resta enigmatico, misterioso, ci mette in discussione. Ma noi preferiamo essere madri equilibrate, che non hanno dubbi, che riescono, che non si lasciano scalfire da una nascita e perché mai? Vogliamo programmare tutto e riuscire in tutto, sappiamo esattamente in anticipo quanto tempo dedicheremo a nostro figlio ancora prima che venga al mondo (chi sostiene due settimane, chi anni) e lo pubblichiamo su facebook piuttosto che su i blog, e poi sappiamo come organizzeremo la settimana, minuto per minuto, e guai! chi mette in dubbio un solo minuto mette in discussione tutta la capacità della donna di autodeterminarsi!
Vorrei che ogni donna scegliesse ciò che è meglio per lei, ma so anche che la via della consapevolezza, quella per cui ciò che scegli è veramente ciò che fa bene per te è ardua, scoscesa.
In certi momenti facciamo scelte razionali e informate, convinte di essere nel giusto, e poi ci accorgiamo solo dopo che c’era un dolore sommerso dentro di noi che non avevamo colto e che quella razionalità lì non ha certo considerato. A quel punto è bello crescere, capire, cambiare, nessuno prima deve dirci ciò che è giusto fare. Nel mio lavoro ho incontrato donne che avevano paura del parto, che hanno scelto con “consapevolezza” un parto medicalizzato, e poi dopo anni insieme hanno scoperto e messo in relazione le loro paure e le loro scelte con traumi vissuti o blocchi corporei o sessuali, e dopo un primo parto vissuto con gran dolore e insoddisfazione, hanno potuto vivere un secondo parto fisiologico, sereno, soddisfacente, per alcune estatico. Questa è la mia esperienza, e così la comunico per raggiungere magari quella donna lì che dentro sè sente risuonare tutto ciò col suo vissuto, non la estendo a tutte le donne, non mi interessa dimostrare che è scientificamente vero, è vero solo perché per quelle donne è stato così, così me lo hanno raccontato, così lo abbiamo condiviso. Io ho solo dato loro il mio ascolto, senza pregiudizi.
Ognuna di noi può dare il proprio ascolto anche per cose che non si condividono.
O forse cerchiamo solo specchi pronti a riflettere la nostra immagine e ciò che pensiamo, altrimenti li mandiamo in mille pezzi?
Queste donne che ho letto sui blog seguono tutto un discorso logico e con tanto di bibliografia per dire che l’esperienza di un’altra persona, di un’altra madre è sbagliata. Non lo fanno per esprimere il proprio sentire e la propria esperienza ma per demolire il sentire di un’altra donna. Si incolpano, si accusano. La ragione, l’evidenza scientifica sono solo un pezzetto del tutto. La scienza ha fatto e fa molto per migliorarci ma se affidiamo a lei tutte le nostre certezze non andiamo da nessuna parte.
Ci siamo mai chiesti perché ogni studio scientifico che prenda in esame un farmaco per essere considerato valido deve aver valutato l’effetto placebo( che bada bene oscilla tra il 10 e il 30%!)?
L’effetto placebo è quella parte di noi che non controlliamo, che ci fa stare meglio anche se abbiamo solo preso acqua fresca, è la parte di mistero che dobbiamo accettare.
Verrà un giorno in cui i nostri figli faranno le loro scelte, magari diverse dalle nostre, magari faranno cose che ci fanno soffrire, lì non ci sono anestesie che contano, non ci sono fortini costruiti in anni di allattamento che ti proteggono o impari a farci i conti col dolore e hai imparato a sentirlo, a viverlo, a trasformarlo, o lo subisci smarrita o peggio ancora ti irrigidisci ancor di più sulle tue convinzioni. Dovremo essere solidali tra madri, ascoltarsi, sorridersi. Questa forma di blog, sembra aver creato un mondo dove non ci si vede, non ci si sente, ma con le parole si può fare e disfare gli altri, puntualmente senza tregua, perché siamo in lotta, siamo in rivoluzione per fare valere il femminile in cui crediamo, e non vediamo più la donna che ci sta accanto. La rivoluzione parte da lì, da quella donna che ci abita accanto, o dentro.
Ci assomigliamo molto più di quello che pensiamo.
Ringrazio comunque tutte le donne che sulla rete continuano a diffondere un modo di esprimersi caldo e accogliente, che fanno circolare idee proprie e propri vissuti e anche a farli valere, senza chiedere però conferme in cambio, senza abbattere nessuna altra donna, donne pronte a raccontarsi e ad ascoltare, senza freddo sarcasmo. Quanto amaro in bocca…
A tutte le donne, a tutte le madri, con le loro scelte, le loro rabbie, le loro rigidità mando un tenero sorriso e un desiderio di vicinanza perché facciano circolare parole dolci, impegnate ma sentite, perché impegnino il loro tempo a proporre cose nuove e belle non a buttare giù quelle delle altre, nel profondo rispetto della bambina , della donna e della vecchia che abita in ognuno di noi.

5 thoughts on “MADRI CONTRO MADRI : QUANDO LA MATERNITA’ DIVENTA TERRENO DI LOTTA

  1. valentina scrive:

    Cara Ornella
    ho letto attentamente questo tuo articolo ed ho solo una parola per commentarlo: bellissimo! Molto intelligente e pieno di spunti interessanti …complimenti davvero per il tuo bel sito!
    Un abbraccio
    Vale

  2. Francesca scrive:

    Bellissimo articolo in cui mi ritrovo molto. Penso che solo noi stesse possiamo sapere qual’é il nostro modo di vivere la maternitá. In troppe oggi sono ansiose di vendere la loro veritá su parto, allattamento, vaccini, svezzamento ecc… Documentiamoci, ma non perdiamo mai il contatto col nostro “sentire” di donne e di mamme.
    Grazie del bell’articolo Cara Ornella.

  3. Delia scrive:

    Cara ornella, grazie!

  4. Ornella Piccini scrive:

    Grazie a tutte per i vostri commenti per me molto importanti perchè questo articolo l’ho molto sentito e scritto col cuore.

  5. Stefania scrive:

    Cara Ornella, quanto scrivi è vero, anch’io partecipo a blog o a gruppi su FB, dove le madri si incontrano e si “scontrano” come dici tu e riuscire ad offrire l’ascolto o la propria opinione o esperienza in modo del tutto pacato, senza ricevere, quando va bene, chiusura e ostracismo è davvero difficile. Però, credimi, ancora più brutto è venire attaccate da amiche e parenti, dalle persone a te più vicine, solo perchè porti avanti con determinazione e convinzione le tue scelte, che spesso, loro non hanno avuto il coraggio o la forza di portare avanti a pari tuo. A volte, anche solo perchè i tuo i figli, sono legati a te, per il rapporto speciale che hai saputo costruire con loro, perchè ti vedono, giustamente, come il loro punto di riferimento. Basta che tu non rientri nei loro schemi per essere attaccata e offesa….. e credimi, questo fa ancora più male………… solo qualche giorno fa mi sono sentita dire da una parente che credevo rispettasse me e le mie scelte, dire: “le tue figlie sono troppo attaccate a te, perchè le hai allattate troppo a lungo” e poi “ho letto su un giornale che allattare a lungo fa molto male”……..ho allattato 22 mesi le mie figlie e tutte le volte devo difendermi da attacchi del genere anche da parte di amiche, dicendo che le l’ OMS raccomanda di allattare almeno per i primi 2 anni di vita del bambino…. ma a te sembra giusto?!

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