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“Nascere è il primo atto del bambino di essere nel mondo.
Il suo valore ha radici profonde ed ha conseguenze importanti sullo stabilirsi della salute e sull’universo relazionale del bambino, primo fra tutte la relazione con la madre.”

In realtà il bambino è presente ben prima della nascita, a partire dal concepimento (e ancor prima nella mente dei genitori che lo desiderano) egli è in continua comunicazione con la madre e col mondo esterno, si nutre di ciò di cui si nutre la madre, sia in termini di cibo, di aria, ma anche di emozioni e di sensazioni che ella prova. Questa connessione silenziosa determina lo stato di salute della donna e del bambino durante tutta la gravidanza, e sul piano fisiologico è governata dalla placenta, organo che garantisce la comunicazione tra i due e che tutela la salute del bambino mandando specifici segnali alla madre (sul ruolo e il significato della placenta vedi qui). Nessuna considerazione sulla salute del bambino può essere fatta senza tenere in considerazione la salute della mamma, sia fisica ma che emotiva. Oggi il dibattito sulla nascita è aperto e da svariati punti di vista si rivaluta il parto naturale, il parto a casa, si discute sull’uso di epidurale o altri metodi alternativi per affrontare il dolore del parto. Non desidero addentrarmi in questo dibattito, né farmi fautrice del parto in casa con tutte le motivazioni ad esso associate (sebbene tratterò nei miei post questi argomenti), credo che nel web si trovi già abbondanza di questi argomenti. Può essere importante segnalare un’importante banca dati che raccoglie tutti gli studi che abbiano un certo rigore scientifico sul periodo primale, ossia quello che va dal concepimento ai primi anni di vita, e che mettono in relazione ciò che accade in questo periodo con la salute a lungo termine. Il termine salute primale è stato coniato da Michel Odent per indicare la salute che va formandosi in questo periodo critico, il cui culmine è rappresentato dalla nascita come momento sensibile per l’attivazione di numerosi meccanismi di adattamento alla vita. Tale banca dati si trova all’indirizzo www.primalhealthresearch.com

Avrei piuttosto l’ardire di arrivare ai cuori delle persone che si interessano a queste tematiche per restituire alla nascita il senso del suo profondo splendore, del mistero della vita, della potenza trasformativa, della poesia che può incontrarsi egregiamente con gli studi scientifici, col funzionamento fisiologico del nostro corpo, senza aver niente a che fare coi centimetri di dilatazione, le spinte, le fasi del parto. Ci siamo riempiti la testa di misurazioni che non solo non ci hanno portato un miglioramento dell’assistenza alla nascita (gli interventi medici e il tasso di cesarei sono in continuo aumento), ma addirittura possono nuocere spostando fuori piuttosto che dentro di noi il focus del sentire e del sapere. Avrei l’ardire di restituire alla nascita la tranquillità e la semplicità che le sono proprie e che caratterizzano ogni naturale processo del divenire come il crescere e il morire. Non vorrei più che considerassimo normali immagini di neonati urlanti in braccio a uomini o donne col camice bianco o verde che tagliano il cordone o li visitano come se tutto ciò fosse normale e fisiologico.

Nella maggior parte dei casi un neonato quando nasce non ha bisogno di nessuna cura e nessuna osservazione. Ha solo bisogno di essere lasciato nelle braccia della sua mamma, che lo guarderà, lo toccherà, gli offrirà il seno. So bene che molte donne hanno vissuto e continuano a vivere questo momento con estrema sofferenza, nell’assenza del rispetto dei loro bisogni più intimi, so bene che per molte donne è stata un’esperienza che vorrebbero dimenticare tanto è stata dolorosa. Ma il fatto è che non solo non la si dimenticherà mai, ma essa segnerà in modo indelebile la nostra vita  e quella del bambino e solo l’avvicinarsi ad essa con sguardo nuovo ci aiuterà a comprenderla e a vederla con un valore diverso. Nessuno può spiegare ad una donna cosa sia una nascita, nessuno può istruirla, o guidarla senza rischiare di disturbarne enormemente tutto il processo, si può “solo” essere “accanto a una madre” (come il titolo di un bel libro ricorda) con tutto l’ amore e la fiducia possibili per lasciare semplicemente che accada. In questo spazio si cercherà di dare respiro a tutto ciò. So bene che una donna sa partorire e un bambino sa nascere e questa è la base della loro relazione. Non c’è da aver paura, c’è solo da guardare le cose in faccia per come stanno e iniziare a sentirsi determinanti nel generare il nostro stato di salute e quello dei nostri figli, aldilà dell’assistenza medica.