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L’ostetrica Ibu Robin Lim si chiede “Perché così tanti esami vaginali di routine? Perché partorire sdraiate? Perchè la rasatura del pube? Perchè un numero così alto di cesarei? Perché si dovrebbe prendere in considerazione l’anestesia epidurale? Perchè gli ultrasuoni?” e ancora “Perchè una donna sana, a basso rischio, deve partorire il suo bambino sano in un ospedale, il posto progettato per la gente seriamente ammalata?”.

Io aggiungo: “siamo a conoscenza delle motivazioni e delle conseguenze delle pratiche a cui veniamo sottoposte durante la gravidanza e durante il parto?”

La gravidanza come condizione fisiologica nella normale vita della donna non dovrebbe richiedere nessun tipo di assistenza medica, ma solo un’attenzione al suo stato di salute fisica ed emotiva. Le recenti linee guida emanate dal Ministero della Salute in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità (vedi linee guida) che vedono nell’ostetrica la figura più indicata per l’assistenza in gravidanza e quella che fornisce i miglior esiti in termini di riduzione di interventi medici e ricorso a cesareo. Non siamo consapevoli di quanto le continue indagini mediche (esami del sangue, ecografie, visite vaginali, controllo del peso) minino lo stato emotivo della donna, e quanto ciò possa realmente influire la sana crescita del bambino in utero. L’assetto ormonale speciale che caratterizza la donna in gravidanza è tutore della salute fetale, e tale assetto è determinato in buona parte dalle condizioni emotive. Una donna impaurita produce infatti adrenalina e con essa una maggiore produzione di cortisolo, considerato l’ormone dello stress, primo responsabile della scarsa crescita fetale. Anche i valori della glicemia, responsabile del diabete gestazionale, sono influenzati dallo stress oltre che da uno stile alimentare sano. Qualsiasi operatore che lavori la fianco di una donna incinta (sia esso ostetrica o ginecologo) dovrebbe occuparsi in primis del benessere emotivo della donna e di fronte a livelli alterati negli esami del sangue  dovrebbe innanzitutto chiederle come si sente, cosa la preoccupa, qual è la realtà emotiva che la circonda. Ciò può avere  effetti positivi sorprendenti. Voglio anche precisare a riguardo che  non intendo promuovere un’ideale di donna incinta sempre serena,in forze e libera da angosce (sebbene ciò sia auspicabile). Le paure e le sofferenze possono essere una grande risorsa per entrare in contatto con i  nostri conflitti e risolverli, se solo offriamo loro uno spazio e un tempo per essere accolte e elaborate. Quando a una donna incinta viene offerto questo tipo di ascolto emotivo molto spesso le angosce si dissipano e anche gli esiti degli esami rientrano in valori normali. La donna è perfettamente in grado grazie all’attivazione fisica e psichica, propria della gravidanza e UNICA nel suo genere, di affrontare tali tumulti facendo ricorso alle proprie risorse interne. Sarebbe auspicabile lavorare per promuovere una cultura del benessere (soprattutto emotivo) della donna piuttosto che investire su corsi di preparazione al parto, corsi sull’allattamento ecc.. senz’altro meritevoli ma con il rischio di diffondere l’idea che la donna abbia bisogno di imparare, di essere istruita, di essere guidata in qualcosa che la natura ha invece previsto sapesse fare con competenza.

La gravidanza è uno stato di grazia, è l’espressione tangibile che ognuno di noi è parte di un altro, che la relazione è il fondamento dell’esistenza e a partire da qui possiamo costruire una società più sana e umana.

 

LETTURE CONSIGLIATE

“Accanto alla madre” di Clara Scropetta, edizioni Terra Nuova

“L’agricoltore e il ginecologo” di Michel Odent, edizioni Il leone verde

“Partorire e accudire con dolcezza” di Sarah J. Buckley, edizioni Il leone verde