La parola “Madre” deve risuonare in noi come parola tonda di significato, radicata, espansa. Aldilà di ciò che siamo e cosa facciamo, ognuno di noi viene da una madre, dal suo corpo, e ha quindi in sé una madre. Madre deriva da Mater, ossia materia, matrice, madre. Tutto dal germoglio che nasce a una donna che ha nel ventre suo figlio, è madre, materia in espansione. Il modo in cui viviamo la vita è come accarezziamo il concetto di madre che abbiamo.

Qui voglio raccogliere ispirazioni, poesie, ricordi verso la madre, qualsiasi origine abbiano. Chiunque volesse contribuire può farlo scrivendo a info@costruirelasalute.it

 

QUALCUNO HA DETTO…..

La mia sola consolazione, quando salivo per coricarmi, era che la mamma venisse a darmi un bacio non appena fossi stato a letto.
Friedrich Nietzsche

Non scorderò mai mia madre, perché fu lei a piantare e nutrire i primi semi del bene dentro di me.
Joseph Roth

Mi strinsi al fianco della mamma…..ed ancora sentii addosso i suoi bei capelli- come l’ala di un angelo-pensavo, e fui davvero felice!
Papa Giovanni XXIII

 

Supplica a Mia Madre 

E’ difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.
Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.
Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.
Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.
E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame
d’amore, dell’amore di corpi senza anima.
Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:
ho passato l’infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.
Era l’unico modo per sentire la vita,
l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.
Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.
Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…

Pier Paolo Pasolini

 

Maternità

Da dove sono venuto? Dove mi hai trovato?
Domandò il bambino a sua madre.
Ed ella pianse e rise allo stesso tempo e stringendolo al petto gli rispose:
tu eri nascosto nel mio cuore bambino mio,
tu eri il Suo desiderio.
Tu eri nelle bambole della mia infanzia,
in tutte le mie speranze,
in tutti i miei amori, nella mia vita,
nella vita di mia madre,
tu hai vissuto.
Lo Spirito immortale che presiede nella nostra casa
ti ha cullato nel Suo seno in ogni tempo,
e mentre contemplo il tuo viso, l’onda del mistero mi sommerge
perché tu che appartieni a tutti,
tu mi sei stato donato.
E per paura che tu fugga via
ti tengo stretto nel mio cuore.
Quale magia ha dunque affidato il tesoro
del mondo nelle mie esili braccia?

R. Tagore

 

Dal libro “Il contrario di uno” di Erri de Luca

In te sono stato l’albume, uovo, pesce, le ere sconfinate della terra, ho attraversato nella tua placenta, fuori di te sono contato a giorni. In te sono passato da cellula a scheletro un milione di volte mi sono ingrandito, fuori di te l’accrescimento è stato immensamente meno.

Sono sgusciato dalla tua pienezza senza lasciarti vuota perchè il vuoto l’ho portato con me.
Sono venuto nudo, mi hai coperto così ho imparato nudità e pudore, il latte e la sua assenza.

Mi hai messo in bocca tutte le parole a cucchiaini, tranne una: mamma. Quella l’inventa il figlio sbattendo le due labbra quella l’insegna il figlio.
Da te ho preso le voci del mio luogo, le canzoni, le ingiurie, gli scongiuri, da te ho ascoltato il primo libro
dietro la febbre della scarlattina.

Ti ho dato aiuto a vomitare, a friggere le pizze, a scrivere una lettera, ad accendere un fuoco a finire le parole crociate, ti ho versato il vino e ho macchiato la tavola, non ti ho messo un nipote sulle gambe non ti ho fatto bussare a una prigione non ancora, da te ho imparato il lutto e l’ora di finirlo, a tuo padre somiglio, a tuo fratello, non sono stato figlio.

Da te ho preso gli occhi chiari con il loro peso a te ho nascosto tutto.
Ho promesso di bruciare il tuo corpo di non darlo alla terra. Ti darò al fuoco fratello del vulcano che ci orientava nel sonno. Ti spargerò nell’aria dopo l’acquazzone all’ora dell’arcobaleno che ti faceva spalancare gli occhi.

 

Ritrovo mia madre dentro di me

Mentre cucino ascolto Eduardo De Filippo alla radio. La commedia è Sabato, Domenica e Lunedì. Mia madre è originaria di Torre Annunziata, Napoli così come la mia nonna. Ascolto il pezzo in cui Donna Rosa (interpretata da una splendida Sofia Loren) urla la sua disperazione di donna, di madre il cui ragù sembra non essere più apprezzato. Piango, preparo le polpette per i miei figli e piango. No, certo non per il ragù o per le polpette che non sono come dovrebbero, neanche Donna Rosa urlava per questo. In quelle parole, in quella voce sento tutto l’amore profondo, viscerale che scorre dentro alle madri, dentro a me, dentro a mia madre, dentro alla madre di mia madre, dentro a tutte le madri. Il semplice gesto di cucinare, oggi spesso relegato a quotidiana incombenza racconta tutto l’amore, la dedizione del nutrimento per i figli. Non vi è distanza tra le parole che usiamo per loro, i gesti che rivolgiamo loro e il cibo che prepariamo per loro. Tutto è nutrimento, il gesto antico di una madre che gira un mestolo in una scodella ampia, conosciuta. Gesti semplici, conosciuti. Io sono mia madre, per quanto profondamente diversa da lei, io ho dentro lei, ho dentro le madri prima di noi. Da sempre vissuta in Toscana, di padre toscano, le parole di Eduardo risuonano dentro di me come un canto ancestrale, un canto che arriva alle viscere prima che agli orecchi. Perché è la voce delle radici di mia madre e a quel canto sono connessa come un albero con le sue radici. Piango e ringrazio. Ringrazio di essere qui a cucinare per i miei figli, come mia madre prima di me. Io donna libera emancipata, come sono stata resa confusa sul significato di questi gesti. Darsi il tempo per seguire con presenza i propri figli, per cucinargli del cibo è nutrire la vita, non può ridursi alla sterile diatriba tra essere donne in carriera o casalinghe. Non possiamo far chiudere la parola “madre” in queste stringhe così strette. Madre è il profumo che mi ha avvolta, è la cura, è il movimento, è dare inizio, è la presenza calda che c’è in una casa.

 

LETTURE

“DONNE CHE CORRONO CON I LUPI”  di Clarissa Pinkola Estes, Ed. Frassinelli,

“LA GRANDE MADRE” di Erich Neumann, Astrolabio

“UNA MADRE LO SA” di Concita De Gregorio, Mondadori