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Il trauma perinatale nel bambino può essere connesso con eventi accaduti durante la gravidanza, al momento del parto, o nei mesi successivi. Sicuramente il momento della nascita è il più sensibile e il più critico, e anche quello più frequentemente disturbato e sottovalutato. L’unica attenzione posta sulla nascita è se vi sia stato o meno pericolo di morte, ma in realtà basta allontanarsi dalla fisiologia e disturbare l’interazione spontanea e prolungata tra madre e bambino che già si può parlare di trauma perinatale.
È ormai chiaro infatti da alcuni anni quanto i neonati e già i bambini in utero siano in grado di percepire piacere, dolore, ed esperire una molteplicità di sensazioni dal mondo circostante. Questo insieme di esperienze vanno a formare una matrice psichica ed emotiva che accompagnerà il bambino nella crescita. Esperienze dolorose e traumi di vario genere creano una sorta di ferita che chiede di essere “accudita”, le forme in cui ciò si manifesta possono essere tante sia sul piano comportamentale ma anche, di frequente quando il bambino è molto piccolo, sul piano organico tipo frequenza ad ammalarsi, o nel neonato con disturbi di vario genere soprattutto a livello dell’intestino con coliche, reflusso. Un neonato che ha vissuto un trauma usa frequentemente come modalità di elaborazione il pianto. Il pianto, per quanto possa essere anche fortemente angosciante per i genitori, è un processo e non va “sedato”; il pianto è importante che possa essere espresso, mentre la prima “fuga” che avviene nei genitori, e negli operatori, spesso è cercare di farlo cessare ricorrendo a rimedi che possano risolvere quando le coliche, quando la difficoltà a dormire, o il reflusso, che sono invece manifestazioni secondarie di un richiamo più profondo che non viene ascoltato.
Per i genitori comprendere ciò che ha potuto essere di disturbo al bambino, ciò che ha potuto creare un trauma, o uno strappo al suo senso dell’esistenza, accettarlo e mettersi in ascolto del bambino, forniscono una strada eccellente di risoluzione.
Accogliere e consetire il pianto del bambino non significa lasciarlo piangere (come aimè tuttora viene ancora diffusamente consigliato), bensì fornirgli tutto il contatto corporeo e la presenza possibili come contenitore adeguato in cui il pianto può sciogliersi e risolversi. Anche la disponibilità e un accesso al seno senza restrizioni sono un punto fondamentale di tale processo. Il seno infatti ricordiamo che è per il bambino non solo fonte di nutrimento ma anche di contatto, rassicurazione, e rilascio della tensione emotiva. L’uso del ciuccio è un sostituto (mal riuscito direi) di ciò che naturalmente può offrire il seno. Qualora non vi siano impedimenti il bambino dovrebbe potersi attaccare esclusivamente al seno ogni volta che lo richiede. Ciò non crea nessun tipo di “vizio” o dipendenza come talvolta anche alcuni professionisti arrivano a dire; l’espressione “usa il seno come fosse un ciuccio” che sottende dire “il ciuccio si usa per ciucciare, il seno per mangiare” è una delle più forti scissioni che si sono create nella nostra società, che nega la dimensione di piacere e gratificazione sensoriale insita nella relazione madre-bambino, e che, a mio avviso, apre la strada ad una società fondamentalmente più “isterica”. Il fenomeno contemporaneo del corpo, come sede di esaltazione soprattutto visiva (vedi le immagini di corpi seducenti, magri e taglienti alla televisione), ma lontano da una fisicità sentita compenetrata soprattutto nelle sue forme di amore e accudimento, ne è una conseguenza evidente.
Nei casi in cui vi sia assenza della madre, o si stia allattando artificialmente, il ciuccio può essere un importante strumento che almeno risponde al bisogno del bambino di suzione. Devo comunque dire che anche nei casi di allattamento artificiale è possibile e anzi preferibile continuare ad attaccare il bambino al seno, e usare comunque il seno come forma di contatto e di risposta alla suzione. Assenza totale di latte è praticamente impossibile, se non in case di rare e specifiche malattie della madre. Ho potuto vedere casi di donne che hanno continuato ad attaccare il bambino al seno pur allattando artificialmente, e ho potuto constatare effetti sorprendenti nella relazione.
Nei casi di nascita non fisiologica dove si è fatto ricorso a ossitocina sintetica, manovra di Kristeller o taglio cesareo può essere utile anche un trattamento da un bravo osteopata che abbia una formazione specifica neonatale in modo da poter contribuire al ripristino della fisiologia dell’apparato scheletrico e di quello muscolare che non hanno potuto godere delle stimolazioni, delle pressioni e dell’insieme dei vantaggi offerti dal naturale passaggio nel canale del parto. Oggi vi sono numerose figure professionali che si dedicano al trauma perinatale, è importante indiriizzarsi verso persone con alte competenze e con un percorso personale approfondito.
La figura dello psicologo o della psicologa perinatale che può accompagnare i genitori in questo percorso deve essere un attento conoscitore della fisiologia della gravidanza, della nascita e dell’allattamento, non può in nessuno modo, anche se motivato da proprie correnti di pensiero, contravvenire a quanto stabilito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità volto a tutelare questi fondamentali passaggi dell’esistenza umana. Allattare frequentemente e a lungo è un tassello fondamentale per la salute. Non vi sono teorie.
È possibile lavorare con un bambino anche più grandicello che ha vissuto esperienze perinatali traumatiche attraverso forme particolare di gioco, di sviluppo di certi movimenti corporei in parallelo ad un lavoro fatto sull’immaginario e sulle impressioni.
Il trauma perinatale è un trauma che possiamo comprendere e integrare per non privarci di una parte importante della nostra coscienza, che piano smuove anche altre coscienze.

Ornella Piccini

LETTURE CONSIGLIATE
Balint M., (1952)“L’amore primario. Gli inesplorati confini tra biologia e psicoanalisi” Tr.it Raffaello Cortina 1991
Ferenczi S., (1929) “Il bambino indesiderato e il suo istinto di morte” in Fondamenti di Psicoanalisi Vol. III, ulteriori contributi (1908-1933) Guaraldi Editore 1974, pp.360-365
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