Il periodo che va dal concepimento ai primi anni di vita è fondamentale per la costruzione della salute fisica, psichica ed emotiva
COSTRUIRE LA SALUTE
IL PERIODO CHE VA DAL CONCEPIMENTO AI PRIMI ANNI DI VITA È FONDAMENTALE PER LA COSTRUZIONE DELLA SALUTE FISICA, PSICHICA ED EMOTIVA
IL PERIODO CHE VA DAL CONCEPIMENTO AI PRIMI ANNI DI VITA È FONDAMENTALE PER LA COSTRUZIONE DELLA SALUTE FISICA, PSICHICA ED EMOTIVA

Contatto corporeo e portare

L’importanza del contatto corporeo con la madre è un bisogno fondamentale del neonato e del bambino, ormai dimostrato da numerosi studi. Nell’accompagnare molte madri nel percorso maternità mi accorgo però che tradurre questo in una pratica che soddisfi realmente il bisogno di madre e bambino è assai difficile. Solitamente le richieste del bambino sembrano eccessive per la madre, che si sente come obbligata a rinunciare al riposo e alla gestione dei propri impegni per rispondere al bambino. La maggior parte delle madri tende a tenere il bambino appoggiato da qualche parte e a prenderlo solo quando inizia il pianto, nell’idea che il bambino “deve” abituarsi a fare senza la mamma e in questo va abituato fin dalla più tenera età. Questo modo di agire è spesso dovuto all’influenza culturale che viviamo nella società contemporanea, dove il contatto corporeo tra adulto e bambino ha assunto il significato di un vizio, dove il bisogno del bambino di vicinanza è visto come in eccesso e per questo va “regolamentato” insegnandogli a fare senza. È frequente sentire adulti che commentano le richieste del bambino con frasi tipo “Non fare il furbo che piangi per farti prendere!” oppure rivolto a bambini appena più grandicelli, di un anno o due, dire “sei grande per stare in braccio!”.  Qui vorrei invece soffermarmi sul significato profondo del contatto corporeo che ha molteplici dimensioni: in primis quello di rassicurare e di non far sentire il bambino solo. Il bambino infatti fino a 18-24 mesi almeno non è in grado di comprendere che se non vede la mamma lei comunque c’è o tornerà, è in grado di tollerare la sua assenza per brevi momenti se accudito da un altro adulto soccorrevole e amorevole con lui, ma non di “sapere” razionalmente cosa sta accadendo. Per questo l’unico modo di rassicurarlo è una prossimità assidua della madre. Un altro significato fondamentale del contatto corporeo è la comunicazione tra madre e bambino. Più il bambino sta a contatto col corpo materno più sarà capace di leggere e decodificare i messaggi che si trasmettono attraversano il corpo e il riconoscimento delle espressioni facciali. Essere stanchi, essere gioiosi, essere in ansia, sono stati che si esprimono attraversano la pelle, la tensione muscolare e l’espressione del volto. Essere a contatto con questa varietà espressiva, conduce il bambino non a “subire” lo stato d’animo altrui come spesso si pensa, bensì ad essere più competente nel decodificarlo. Alcuni studi hanno messo in evidenza ad esempio come l’allattamento al seno prolungato sia correlato con una maggiore capacità empatica nel bambino, e questo proprio perché l’allattamento più di ogni altra cosa garantisce un quantitativo superiore di occasioni per il bambino di osservare il volto materno dalla posizione privilegiata dell’allattamento. Chiaramente se la madre fosse stressata o triste per troppo tempo questo potrebbe generare un disagio nel bambino che deve stare a contatto con emozioni così difficili, ma a quel punto si deve lavorare sul benessere della madre, non sull’allontanamento del bambino!

Infine una incredibile risorsa dello stare a lungo in braccio è lo sviluppo del sistema vestibolare del bambino. Muoversi nello spazio, trasportato da un adulto competente, permette al bambino di ricevere stimoli adeguati rispetto alla distanza, la forza e l’equilibrio, in maniera recettiva. Qui mi riferisco all’essere portati sul corpo mentre l’adulto svolge le normali funzioni quotidiane. Questo è ciò che avviene con l’uso della fascia.

Portare ha un significato diverso dal tenere in braccio, poiché valendosi del supporto di una fascia legata al corpo, la madre, o comunque l’adulto, dispone di braccia e mani per poter svolgere le attività quotidiane.

Il bambino solo se portato sul corpo della madre sviluppa a pieno il suo massimo potenziale motorio, di equilibrio e di orientamento. Prima ancora di addentrarmi nell’argomento vi invito a soffermarvi a pensare alla fisicità di africani e di una certa parte di indigeni. Popoli dove il contatto corporeo prolungato durante il giorno col bambino è molto in uso. Hanno fusto eretto, spalle larghe e soprattutto una corporeità invidiabile : pensiamo alle donne indiane che stanno a lungo a terra con le gambe distese e la schiena dritta (posizione per noi molto difficile) oppure alle donne africane che pur lavorando la terra coi figli legati sulla schiena hanno una struttura ben eretta. Tutto ciò è dovuto anche alle modalità di accudire il bambino che in certe culture tradizionali, meno colpite dall’industrializzazione, conservano una attenzione al corpo profondamente diversa dalla nostra.

Molti mi contesteranno che la maggior parte dei bambini da noi non vengono portati con la fascia eppure tutti imparano a camminare. Certo, dico io, ma la differenza sta nel modo, nei tempi e nell’abilità con cui acquisiscono certe competenze. Si vede molti bambini che barcollano a lungo prima di iniziare a camminare autonomamente, molti che vengono sorretti per la mano da qualche adulto che si spezza la schiena per qualche mese dietro al bambino, e molti che appena iniziano a camminare vengono seguiti a vista per il timore delle frequenti cadute ecc…tutto questo lo accettiamo come normale o meglio “fisiologico” ma non è affatto così, basta osservare i bambini portati in modo integrale* il primo anno di vita per vedere l’impressionante differenza. Ebbene i bambini portati per la maggior parte della giornata sul corpo della madre fintanto che non imparano a camminare da soli, possiamo osservarli fino al giorno prima solo in braccio e il giorno dopo da un momento all’altro iniziano a gattonare e lo fanno in modo eccellente, veloce e funzionale, e poi ancora per mesi alternano stare nella fascia al gattonare e da un momento all’altro si mettono in piedi e iniziano a camminare, senza sbandamenti, senza bisogno di essere sorretti, con estrema competenza evitano pericoli e cadute, sanno come scendere e salire scalini con la massima prudenza. Ovviamente anche loro come tutti non sono immuni da cadute, ma queste fanno parte in modo armonioso del bagaglio esperenziale, non sono tali da chiedere la nostra continua supervisione. È vero a volte non basta e possono cadere, ma sono eventi eccezionali non quotidiani! E poi chi di noi adulti può dire di non mettere mai un piede fuori posto o di inciampare? Ma a loro, ai bambini, viene evitato sistematicamente in nome della più cieca prevenzione e protezione, più evitiamo a loro “pericoli” (o meglio ciò che noi riteniamo pericoli) e più risultiamo responsabili come genitore. In realtà più cercheremo di evitargli le cadute, più loro cadranno e più allora saremo ingannevolmente convinti di aver ragione. Questa è una mentalità molto subdola e difficile da smantellare perché si regge su una maschera di attenzione e prevenzione. Sono invece convinta che ogni paraspigolo, ogni angolo smussato, ogni cancelletto che impedisce l’accesso alle scale sono tutti chiari messaggi che dicono al bambino “non sei capace di fare…” o ancora peggio “non sei in grado di tutelarti…”. Ci chiediamo perché poi in adolescenza i nostri giovani siano spesso spericolati, non si sono mai confrontati con la misura del pericolo!  Lo sviluppo motorio, le modalità con cui il bambino usa il corpo per esplorare l’ambiente concorrono allo sviluppo dell’intelligenza del bambino e anche della sua salute. Sappiamo quanto uno sviluppo equilibrato della muscolatura e dell’ossatura concorrono a sviluppare un apparato orale e una dentatura equilibrati e funzionali, e quanto poi sia a sua volta l’apparato orale ha influire sul nostro equilibrio motorio e scheletrico.   

Non sempre è ovvio però specificare che portare un bambino nella fascia non è un’azione meccanica, non lo si può fare solo in certe situazioni in cui ci risulta comodo, rientra bensì in una modalità relazionale fatta di libertà nel contatto corporeo e piena fiducia nelle capacità del bambino, fin dalla vita intrauterina. Tenerli nel telo sul corpo permette di continuare a fare le proprie mansioni come cucinare, lavare, fare cose, e anche di avere molta più libertà dopo, quando, a differenza di tanti, non è necessario seguirli a vista o portarli per la mano, ma è sufficiente un’occhiata attenta mentre siamo intenti a fare altro. Insomma le soluzioni migliori per i bambini sono quasi sempre le migliori anche per noi adulti, è solo che non abbiamo occhi per vederle. Fare insieme al bambino, e non smettere di fare per seguire il bambino, questa è una reale competenza. Spesso accompagnando le madri mi trovo a confrontarmi con la fatica che provano a portare il bambino o con una insofferenza del bambino a stare a contatto. Superati eventuali impedimenti tecnici, la mia lunga esperienza mi porta a dire che spesso la questione è qualcosa di profondamente emotivo: il contatto col bambino risveglia la nostra infanzia, le nostre mancanze e se a questo aggiungiamo un contesto culturale che giudica negativamente la prossimità fisica…il gioco è fatto, tutto si trasforma in un disagio. Ma su questo è possibile lavorare con qualcuno che abbia esperienza a riguardo e una volta focalizzata la consapevolezza sui processi si inizia un percorso di soddisfazione e di guarigione per sè, per il bambino e per tutta la famiglia. A volte è sufficiente fare un respiro profondo e lasciare andare le paure e i vecchi schemi in cui siamo immersi, a volte è solo questa continua lotta ad essere come tutti ci vogliono che ci stanca e ci fa venire il mal di schiena! A volte semplicemente siamo sole, e da sole un bambino può divenire un peso.

* per integrale intendo che sono portati i primi mesi per la totalità del tempo e i mesi successivi, fino all’acquisizione della deambulazione, per la maggior parte del tempo. Diverso è l’uso saltuario della fascia, per poche ore al giorno o a necessità della madre, è sempre buono ma non sortisce gli effetti di cui tratto.

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