Dall’amore primario a una sessualità integrata

La capacità di stare in relazione con l’altro che si sviluppa nel corso della nostra vita grazie al sommarsi delle nostre svariate esperienze con persone e contesti differenti tra loro, ha la sua base nella relazione con la madre a partire dalla gravidanza. Il modo in cui siamo pensati, sentiti, accolti dal corpo della madre crea una matrice psichica ed emotiva che farà da “guida” a tutte le nostre future relazioni. In particolare qui desidero parlare di come le nostre esperienze primarie che partono da esperienze corporee influiscano sullo sviluppo della sessualità. Innanzitutto quando parlo di sessualità non mi riferisco semplicemente o esclusivamente a rapporti sessuali genitali, ma all’insieme delle dimensioni attraverso le quali noi proviamo piacere nel corpo e col corpo, rientrano nella sessualità tutte le sfumature della corporeità: il contatto pelle a pelle, lo sviluppo ormonale e quindi i cambiamenti che avvengono nel corpo, il ciclo mestruale, la maternità e la paternità, il bacio. Solitamente siamo soliti pensare che il nostro modo di vivere la sessualità dipenda dall’educazione e dalle esperienze specifiche a riguardo. Questo indubbiamente ha un’influenza importante su ciò che sentiamo, ma prima di ogni cosa la possibilità di sentire piacere nel corpo a contatto con l’altro (che poi è questa l’essenza della sessualità, indipendentemente dalle infinite forme che può assumere) dipende dalla “memoria corporea” del contatto primario. Il bisogno del bambino di stare a contatto col corpo è totale e come scriveva Balint in “L’amore primario”(1952) egli “chiede di essere amato, dovunque, in tutto il suo corpo, in tutto il suo essere, senza la minima critica, senza il minimo sforzo da parte sua”. Questa richiesta è spesso precocemente frustrata nella nostra società dove al bisogno di contatto corporeo del bambino viene data un’accezione di vizio, di qualcosa a cui deve precocemente rinunciare pena la sua crescita e autonomia. Leggi tutto il post