Il periodo che va dal concepimento ai primi anni di vita è fondamentale per la costruzione della salute fisica, psichica ed emotiva
COSTRUIRE LA SALUTE
IL PERIODO CHE VA DAL CONCEPIMENTO AI PRIMI ANNI DI VITA È FONDAMENTALE PER LA COSTRUZIONE DELLA SALUTE FISICA, PSICHICA ED EMOTIVA
IL PERIODO CHE VA DAL CONCEPIMENTO AI PRIMI ANNI DI VITA È FONDAMENTALE PER LA COSTRUZIONE DELLA SALUTE FISICA, PSICHICA ED EMOTIVA

Forse è questo ciò a cui siamo chiamati, una riflessione sul virus.

Siamo fermi. 

Ma dentro si muovono tante cose.

Siamo di fronte a un momento epocale, una immensa, immediata richiesta di trasformazione.

Da Nord a Sud, da ricchi a poveri, da Vip a gente comune, tutti sottoposti alle stesse regole, a uno stato di fermo. Tutti uguali. 

Sento importante aprire una riflessione in questo spazio che si chiama “Costruire la salute”, dove da anni cerco di porre l’attenzione sul fatto che la salute è qualcosa che si costruisce, fisicamente, emotivamente e socialmente a partire dal periodo intorno alla nascita di un bambino. Come tutto diviene più lucido adesso!

Aldilà di qualsiasi idea uno abbia sul Coronavirus, sulla sua virulenza, sulla sua origine e sulla sua diffusione, ne abbiamo sentite di tutti i tipi, che sia più o meno di una comune influenza, o sia un complotto finanziario mondiale, è evidente che quello che stiamo attraversando è un problema di salute, e per la prima volta la salute è un problema di tutti, un problema di fronte al quale fermarsi. Siamo “obbligati” perchè i più deboli e i più anziani stanno morendo e gli ospedali che li accolgono sono al collasso. Non importa se fa meno vittime di una comune influenza come qualcuno sta dicendo, la realtà è che in molti soffrono e muoiono da soli, e il personale sanitario è allo stremo delle forze, ed è per loro che ci dobbiamo fermare. L’uomo si prende cura dell’altro, è nella sua natura, non lascia morire qualcuno solo perchè malato, o perchè non ha saputo mantenersi sano. Gli infermieri e i medici restano al loro posto anche se pensano che il SIstema Sanitario non funzioni. 

Adesso l’umanità si ferma, non funziona più di fronte a un microrganismo. 

E allora ci chiediamo com’è possibile che siamo in grado di fare operazioni chirurgiche con sistemi sofisticati e col supporto di bio tecnologie, riusciamo addirittura a superare i limiti della biologia umana offrendo “fertilità” in età avanzata, e a generare una nuova vita con metodi di fecondazione artificiale, e poi arriva un microrganismo che badate bene non è pericoloso per l’Umanità, (il virus è di per sè poco forte) ma mette in ginocchio il sistema della salute da cui questa società comunque dipende. 

Una prima riflessione è che ci siamo a lungo concentrati su come sconfiggere quella o questa malattia, abbiamo usato parole come “lotta”, “guerra”, “conquista”, spostato sempre più avanti le possibilità di intervento, come una vincita dell’uomo sulla finitezza umana. Conquiste importanti che in alcuni casi hanno significato aumentare l’aspettativa di vita e di cura, ma con la pecca di non aver considerato fino in fondo l’importante equilibrio che c’è e ci deve essere tra gli uomini e l’ambiente, nei sistemi sociali e naturali. Abbiamo aumentato la possibilità di cura ma non diminuito l’incidenza delle malattie, che di fatto sono in continuo aumento ed è normale dai 50-60 anni avere patologie croniche come ipertensione, diabete ecc… e vivere sì ma dipendenti da medicine e da continui controlli medici (che di fatto stanno già mettendo a dura prova da anni il sistema sanitario, sono sempre meno le urgenze reali e sempre più le prese in carico di situazioni croniche). La depressione e il disagio psichico sono le principali forme di malattia. Accanto a tutto ciò osserviamo ritmi di vita pressanti, vite strette tra la morsa del lavoro e dei figli, e grandi manovre per far coincidere tutto. E poi l’inquinamento, la speculazione finanziaria, le guerre che hanno messo a terra intere popolazioni che premono ai nostri confini per essere ascoltati e accolti. Tutto concentrato in una informazione incessante, vista su qualche post di fb, su qualche programma televisivo, dove si alternano ricette miracolose per la linee e le grida dei bambini siriani. Eravamo, siamo, storditi da tempo da tutto questo. Tutto mescolato in unico impasto di cui non si poteva distinguere le singole parti e di fronte al quale sentirsi impotenti. 

Ora ci viene chiesto di stare fermi, tutto è deciso e mosso solo dall’emergenza. Ovunque. La nostra libertà ci sembra venuta meno. Non eravamo forse già in uno stato di emergenza ma costretti ad andare avanti senza poter fare niente?

Parlo con i pediatri ospedalieri in questi giorni, sono quasi senza lavoro, le visite giornaliere sono sospese, solo urgenze e le urgenze sono poche. E così in tanti altri settori. Eppure possiamo vivere comunque. E allora, se gli ospedali non fossero subissati da tutte queste richieste sempre, normalmente, forse non ci sarebbero problemi a gestire un’emergenza anche con forme epidemiche come questa, forse saremmo pronti. E questo è un punto su cui dovremo aprire una riflessione: quanta della sanità è impegnata in questioni che riguardano la mancanza di pratiche di salute tra le persone? Quanto i medici devono rispondere quotidianamente a forme “ipocondriache” che denunciano un malessere di vivere, ma di fronte alle quali non possono retrocedere? Mi confronto con i medici da anni e in molti mi hanno parlato di questo. Quanto il nostro sistema sociale non consente di mantenersi nel benessere, che non è solo mantenere stabile un valore perchè si prendono farmaci? Ma anche questo sarà un altro punto su cui saremo chiamati a riflettere. 

Ora siamo di fronte a un’emergenza, quella degli ospedali che non riescono più ad accogliere e a curare i malati da Covid-19. Scelgo qui di non fare nessuna considerazione relativa al virus, perchè sebbene pensi che ognuno abbia diritto a una propria opinione anche in materia medica, e non necessariamente solo gli addetti ai lavori, credo che adesso sia necessario fare un passo indietro rispetto al proprio pensiero (che comunque internamente deve continuare ad essere coltivato) e provare ad assumere un pensiero e un agire collettivo. Se in questo momento da chi è in prima linea di fronte ai malati e alle morti ci viene una richiesta unanime: state fermi, state a casa!, ritengo che sia importante ascoltare e aderire col massimo impegno, non in virtù di ciò che “io” singolo posso pensare ma per il valore che è necessario dare alla testimonianza. La testimonianza è la trasmissione della propria esperienza vissuta e sentita nel corpo e nella mente, al prossimo, è il tentativo umano di condividere, di creare un sapere comune, che non è solo scientifico ma umano. E quello che “sentono” i sanitari ora è: state fermi! non ci chiedete più “niente”. Questa è una delle prime immediate testimonianze che abbiamo di questo fenomeno. Ascoltiamo. Nel lungo termine sappiamo tutti che non si può “sconfiggere” un virus con la separazione, lo stare fermi e il disinfettare, ma ora che la situazione è drammatica da gestire, questa è l’unica soluzione a breve termine. Dare respiro alle strutture sanitarie, ai medici, agli infermieri. Sì, dare respiro.

Ma questo ci pone in una posizione insolita per le nostre società: rinunciare alla propria libertà. Ed è qui che vorrei soffermarmi. Perchè potremmo finalmente dare un senso nuovo al termine “libertà”. Per noi libertà è diventato prendere un caffè quando voglio, anche se inquino o aumento il traffico o potrei optare per soluzioni più semplici. E’ diventato scegliere ciò che mi va, indipendentemente dal bene comune. Ma noi siamo essere sociali, comunitari e in più facciamo parte del grande ecosistema universo, non tutto può essere scelto, non tutto dovrebbe essere scelto se veramente avessimo coscienza per la comunità. Se avessimo avuto il fiuto collettivo, il fiuto dell’indigeno, un pò prima per quello che stava accadendo, se avessimo messo al primo posto la salute più che l’economia, ci saremmo fermati in tempo. Io che mi occupo di maternità e di accompagnamento alla nascita, lo vedo da anni, anche fare un figlio ha perso il senso di accogliere in tutto e per tutto la vita, ma è diventato un diritto: “lo voglio e farò di tutto per averlo”, anche se farlo in età avanzata comporta meno potenziale di salute, anche se il bombardamento ormonale può causare poco benessere al mio corpo. E purtroppo la medicina ha spesso porto il fianco a queste richieste. Le valutazioni a lungo termine e quelle collettive sembrano essere sparite dal nostro modo di pensare. Ecco allora che il Coronavirus ci sta ponendo di fronte a questa necessità. Sospendere l’IO per fare spazio a un NOI, come genere umano. Sospendere la mia idea, il mio pensiero, il mio agire, non per rinuncia o sottomissione ma per lasciare uno spazio vuoto, aperto a qualcosa che può essere sentito, pensato e creato dalla collettività.

Anche se non sappiamo bene cosa sia, anche se non ci appartiene.

Non sappiamo ciò che ci aspetta e non sappiamo come andranno le cose, perchè questo è un evento nuovo, un fatto mai esplorato. Intendo non  il virus, quelli ci sono sempre stati, così come le epidemie, che drammaticamente hanno ciclicamente fatto stragi di innocenti in certi luoghi e in certe condizioni. Non abbiamo mai assistito a questa velocità, che la rende una pandemia, a questa economia che non può fermarsi, alla mancanza di formazione delle persone, dei politici e dei medici per affrontare un’infezione con queste caratteristiche.

Una cosa è certa: in futuro non potremo più non considerare i microrganismi, e l’importanza di come sviluppare la nostra sana convivenza con loro. Veramente saremo chiamati a occuparsi di come si costruisce la salute, e non di come si combattono le malattie.

Dobbiamo adesso rinunciare ad avere un’opinione, ma dobbiamo coltivare un’attesa coscienziosa. Certo fa paura non sapere dove andremo, ma non possiamo affrontare tutto questo con il pensare, col trovare soluzioni, ma dobbiamo iniziare a coltivare una visione, una visione dell’uomo e del futuro. La visione, a differenza del pensare razionale, si lascia contaminare dal sentire profondo, non da soluzioni obiettive. Quelle lasciamole fare agli addetti ai lavori che si occupano direttamente dell’emergenza. 

Apriamo un terzo occhio e affidiamoci. E speriamo si apra anche a loro. Anche se si potranno aprire grandi sofferenze. Come tutte quelle che stanno vivendo ora i bambini costretti in casa con genitori violenti, le donne picchiate, i malati psichiatrici abbandonati a se stessi. Ma ripeto, erano mali che già esistevano, ora gridano, ci vengono sbattuti in faccia e ci chiedono di portare un cambiamento non di trovare soluzioni. Adesso siamo tutti di fronte a ciò che avevamo scelto, fosse la solitudine o fossero i nostri familiari. Siamo fermi con quello che c’è senza scelta e per lungo tempo, tempo di guardarsi, di ascoltarsi, di non parlarsi o di non capirsi.

Sentiamo paura, accogliamola, è una buona emozione, ci avverte, ci protegge, non lasciamo che si trasformi in panico che immobilizza o in rabbia che muove ad ogni costo. 

Per questo sui social c’è un grande movimento in questi giorni tra la ricerca di spiegazioni scientifiche o magiche che siano, da una parte, glorificazioni di medici dall’altra, e poi rivendicazioni continue delle proprie libertà negate, del proprio pensiero e via e via. Perché è difficile accettare un cambiamento che preveda davvero un cambio di rotta, perché ognuno è attaccato alle proprie certezze anche se non più valide, perché nel NOI abbiamo paura di perdere l’IO. Ma non abbiamo altra strada. Tutto è fermo, il cielo respira. Ma la nostra economia è in picchiata.

Se anche tutto questo, come mi auguro, dovesse passare nel giro di poche settimane, niente può essere più come prima perchè nella nostra esperienza siamo stati risvegliati alla possibilità che vi sia un virus che se non compreso, ci assale.

Piangiamo, se sentiamo di piangere. Ridiamo, dormiamo, leggiamo.

Ciò che è più importante è imparare ad aspettare, ascoltare questa fermezza, comprendere che siamo chiamati a un cambiamento epocale. Cercare un motivo, una spiegazione, un numero, non è che l’espressione estrema dell’essere in preda alla paura che non accetta di aspettare che arrivi un’alba a insegnarci qualcosa che ancora non avevamo visto, di scoprire la legge antica dell’universo e saperla vedere dentro ognuno di noi, declinata in forme nuove e inaspettate. 

2 risposte a Forse è questo ciò a cui siamo chiamati, una riflessione sul virus.

  • NO! non è “tutto fermo” quando si scatena un’energia così profondamente umana; quando riesci ad attingere -e poi comunicare- alla strampalata energia che muove tutta “la baracca”! L’ho sentita pulsare dentro con una forza…dis-umana, e i rubinetti li avevo già aperti ben prima del tuo “permesso”( “Piangiamo, se sentiamo di piangere”). E’ da poi che ho cercato di provare a pensare con la mia testa che sono convinto che “non abbiamo altra strada”, e vederlo scritto, ma soprattutto spiegato così semplicemente-ma-chiarissimamente, qui, è stata gioia pura. -GRAZIE- di Eva Pierrakos è stata la mia “Guida” nel cercare di “scoprire la legge antica dell’universo” ancora dal…secolo scorso! e, se non lo conosci già, te lo presento: https://bibliotecadelsentiero.org/lezioni/E204.pdf Andrea

    • Ciao Andrea, scusa ma leggo solo ora il tuo commento, forse problema tecnico, grazie davvero la tua testimonianza è preziosa. Certo il mio “tutto fermo” si riferiva soprattutto alla frenesia di movimento prima del lockdown…ma dentro sono d’accrdo con te…gran fermento!

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