Il periodo che va dal concepimento ai primi anni di vita è fondamentale per la costruzione della salute fisica, psichica ed emotiva
COSTRUIRE LA SALUTE
IL PERIODO CHE VA DAL CONCEPIMENTO AI PRIMI ANNI DI VITA È FONDAMENTALE PER LA COSTRUZIONE DELLA SALUTE FISICA, PSICHICA ED EMOTIVA
IL PERIODO CHE VA DAL CONCEPIMENTO AI PRIMI ANNI DI VITA È FONDAMENTALE PER LA COSTRUZIONE DELLA SALUTE FISICA, PSICHICA ED EMOTIVA

Trauma perinatale: alcune indicazioni per riconoscerlo e essere di supporto.

Lavoro come psicoterapeuta nell’ambito del trauma psichico da oltre 15 anni, tra i pazienti che ho seguito e seguo molti con importanti traumi relazionali (maltrattamento e abuso) e anche diversi casi di traumi complessi e/o cumulativi (si intende per trauma cumulativo il sommarsi nel corso della vita di diversi livelli traumatici tra loro).

In questo spazio ha una dedizione particolare il trauma perinatale, che si riferisce a tutti quei traumi che una donna/una coppia/un neonato possono vivere prima durante e dopo la nascita di un bambino.

Tali traumi possono riguardare la storia personale e familiare che inevitabilmente si riattiva nel momento in cui si diventa genitori continuando la trasmissione generazionale oppure eventi che accadono alla madre o alla coppia tali da creare una sofferenza che interrompe o disturba i processi fisiologici di cura di sè e del bambino.

Il momento del parto è sicuramente uno degli eventi che le donne vivono più spesso come traumatico e che impatta pesantemente sulla serenità del post partum, ma anche la gravidanza è divenuta ormai un’impresa ansiogena di esami, misurazioni e quindi spesso con qualcosa che non va. E’ importante capire se la madre è in uno stato di attivazione traumatica perchè solo così è possibile essere di aiuto nel modo migliore.

Quali sono i segnali e come si riconosce?

  1. Uno dei segnali può essere l’alterazione o difficoltà nei processi fisiologici di accudimento (ovviamente non significa che se c’è un problema fisiologico automaticamente ci sia un trauma, ma è vero che se c’è un trauma solitamente si trova un’alterazione di gravidanza, parto, allattamento, ritmi sonno-veglia).
  2. Senso di vuoto, di non competenza ad essere genitore, forte attivazione stato di agitazione continua con difficoltà a seguire i ritmi lenti del neonato.
  3. Non riuscire ad avere una narrazione coerente e sentita della propria esperienza di maternità.
  4. A distanza di anni, ovvero non proprio nel periodo perinatale, si mantengono difficoltà nella sessualità (iniziate con l’arrivo del bambino), paura di avere altri figli, negarsi di averne ancora.

Cosa possono fare le figure accanto alla madre/coppia

  1. Favorire il più possibile i processi fisiologici nel post parto: contatto pelle a pelle, sostegno all’allattamento a richiesta, riposo e sonno condiviso col neonato.
  2. Assicurarsi e eventualmente predisporre un ambiente di supporto in grado di aiutare la madre nelle incombenze quotidiane e sollevarla quanto possibile da averne, in modo da potersi dedicare a se stessa e al bambino.
  3. Favorire momenti di racconto e riepilogo di quanto accaduto dalla gravidanza al momento attuale.
  4. Quando le difficoltà di allattamento non vengono superate ad esempio nonostante l’aiuto di una consulente in allattamento, nonostante si rispetti la fisiologia il più possibile e si predisponga un ambiente protettivo e di cura. Quando nonostante tutte le “tecniche” o i “consigli ad alto contatto”la donna e/o la coppia resta con grandi difficoltà ad allattare, ad accudire il bambino, non riesce a vivere serenamente e senza troppi stress nei ritmi sonno-veglia ecc…Insomma nei casi di resistenza…….è facile che stiano agendo gli effetti di un trauma perinatale e quindi è necessario attivare un supporto psicoterapico di un professionista esperto in questo ambito!

Un percorso di terapia per una donna nel periodo perinatale può essere portato avanti insieme al neonato (almeno questo è il mio modo di lavorare, proprio perchè sono una diade!) o se la madre preferisce anche da sola. Non c’è da impaurirsi rispetto al fatto che il neonato sia presente al racconto di eventi traumatici, o sia nelle braccia della madre che piange e si dispera di quanto accaduto, non vi sono “effetti” negativi per il neonato…sia perchè lui in qualche modo già li “conosce”, li ha in qualche modo vissuti, sia perchè la madre non è sola nel suo dolore, ma ha l’ambiente di terapia che è come un caldo abbraccio, un contenitore sicuro dove non essere sola. Anzi molto spesso i neonati agitati che non stanno in braccio in relax ma si agitano, quelli che piangono spesso, o che si dice soffrano di coliche…. provano un grande sollievo quando la madre inizia finalmente ad affrontare il suo trauma, il suo blocco, la sua sofferenza.

Come amo dire: “la madre finalmente inizia a piangere e “magicamente” il neonato smette di piangere e si placa.

 

 

 

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